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giovedì 19 novembre 2020

RECENSIONE | "Nell'antro dell'alchimista II" di Angela Carter

“Nell’antro dell’alchimista II”, Fazi Editore, è il secondo volume che completa la raccolta dei racconti di Angela Carter, scrittrice britannica fantasiosa che ha realizzato una serie incredibile di lavori, favole per bambini, saggi e narrativa. Tuttavia è nella formula magica dei racconti che i suoi molteplici talenti come favolista, femminista, critica sociale e tessitrice di racconti,  emerge con vigore. Ogni racconto ha un cuore duro, oscuro, sfacciatamente irrispettoso per le consuetudini sociali. Come un alchimista la scrittrice, avvolta nella sua nuvola di coraggio e determinazione, fonde e porta a nuova vita storie  ricche di immagini vivide, spesso terribili, di desideri e aspetti oscuri della vita, di argomenti sconcertanti e di personaggi femminili forti che mettono in ombra gli uomini relegati in secondo piano. Angela Carter narra della vita, delle occasioni mancate, delle scoperte e degli incontri fatti lungo il nostro cammino.


STILE: 9 | STORIA: 8 | COVER: 8
Nell'antro dell'alchimista II
Angela Carter

Editore: Fazi
Prezzo: € 17,50
Sinossi

Questo secondo volume della ricca raccolta Nell’antro dell’alchimista contiene “Venere nera”, in cui la scrittrice reinventa la storia di alcune grandi figure della letteratura: Jeanne Duval, la musa affascinante e riluttante di Baudelaire che non ha mai chiesto di essere chiamata Venere nera, è intrappolata nella passione malata del poeta; Edgar Allan Poe dimostra in ogni pensiero e azione quanto avevano ragione i suoi amici quando dicevano che «chi beve prima di far colazione è perduto»; Puck, il folletto di Sogno di una notte di mezza estate, circondato da fate affette da un terribile raffreddore, smania d’amore omosessuale per un essere inafferrabile. Il volume include anche i racconti di “Fantasmi americani”, che intreccia storie del Nuovo e Vecchio Mondo: Lizzie Borden, la ragazza che uccide i genitori a colpi d’accetta, fa un’inconsueta gita al circo; un giovane pianista stringe un patto col diavolo in un bordello del Sud; un onesto studente viene accompagnato in un viaggio attraverso gli ambigui residui dell’Età dell’Oro hollywoodiana; la Maria Maddalena di Georges de La Tour subisce alcune straordinarie trasformazioni…


La raccolta è composta da tre sezioni: “Venere Nera” 1985, “Fantasmi Americani” 1993 e “Racconti Sparsi” 1970-1981.

“Venere Nera” è una raccolta di otto racconti che reimmaginano la vita di alcune figure della letteratura e della storia. La Venere nera a cui la Carter si riferisce è Jeanne Duval, esotica amante del poeta Charles Baudelaire.

Jeanne era come un pianoforte finito in un paese ai cui abitanti fossero state mozzate le mani.

La Carter dà voce a Jeanne, musa affascinante e riluttante di Baudelaire, e in generale alle donne che non hanno mai avuto la possibilità di raccontare la propria storia. Jeanne descrive, dal suo punto di vista, Baudelaire e il loro rapporto che la vede intrappolata nella passione malata  del poeta. Il poeta tende a idealizzare ciò che per lei è banale realtà. Lui vive una vita sregolata e bohémienne segnata dall’uso dell’alcol e delle droghe, lei si destreggia tra problemi economici e malesseri fisici causati dalla sifilide che il poeta-amante le ha trasmesso. Jeanne depone il suo essere mito e si mostra come una donna normale.

Il suo grande amore, la sua unica dea, l’ideale del poeta, giaceva splendida sul letto, in una stanza malinconica, foderata di rosso e di nero. Gli piaceva, gli piaceva che lei mettesse a spettacolo il suo corpo, che ne offrisse un banchetto sontuoso, regale, un banchetto in onore del luminoso sguardo di lui, di quei suoi occhi luminosi che erano più grandi del suo stomaco.

Tra i racconti di queste sezione mi è piaciuto tanto anche “Il bacio”, legato al mondo del folklore. È la storia di un bacio che un architetto scaltro e intelligente ruba alla moglie di Tamerlano.

Adorabile “Nostra Signora dei Massacri” che ribalta il destino di Moll Flanders, giunta come schiava in Virginia. Rimescolando gli eventi, la scrittrice narra cosa sarebbe successo se Moll Flanders fosse stata rapita dagli indiani d’America.

Nel fascino nero, non poteva essere diversamente, si ammanta il racconto “Il gabinetto del dottor Edgar Allan Poe”. Ad avere molta influenza sul lavoro di Angela Carter fu proprio l’autore americano Poe. Nel racconto la Carter rielabora l’infanzia dello scrittore, il suo rapporto con la madre, le sue ossessioni sono i semi da cui nasce la sua immaginazione. La mamma di Poe recitava in teatro e lui trascorreva ore a guardarla. Ogni sera, nelle recite a teatro, la vedeva morire in scena per poi risorgere dietro le quinte.

“Delitto con accetta a Foll River” è una libera interpretazione di un fatto agghiacciante:  una giovane americana, Lizzie Borden, è sospettata di aver ucciso suo padre e la matrigna con un’ascia.  La Carter narra  come nasce nella ragazzina il proposito  di uccidere i propri genitori. Una sera Lizzie scappa dalla sua casa per andare a vedere il circo. Man mano che il racconto evolve diventa sempre più inquietante e si comprende che qualcosa di terribile sta per succedere. Al circo, Lizzie vede una tigre. Entrambe sono in gabbia e non vedono l’ora di fuggir via.

Nella sezione Fantasmi americani troviamo nove storie del Nuovo e Vecchio Mondo. Nessun fantasma con catene al seguito ma la dimostrazione di come le nostre paure creino prigioni.

Potente il racconto “Covacenere ovvero il fantasma della madre” liberamente ispirato a “Cenerentola” ma in una versione crudele e sanguinaria. Anzi non una ma tre versioni della medesima favola. Nelle mani della Carter tutto si trasforma ed emergono le figure femminili che lottano per il predominio sugli uomini. I personaggi maschili  tendono a ricoprire il ruolo di vittime e sono considerati come un valore economico.

La potenza immaginativa non viene meno nei Racconti sparsi con la rilettura di De Sade in Villa Scarlatta e un simbolico Patchwork. Mani femminili sempre velocemente al lavoro cuciono insieme ritagli di stoffe divere creando una coperta che potremmo interpretare come l’insieme delle fragilità femminili.

Leggere “Nell’antro dell’alchimista II” è un viaggio in territori oscuri e pericolosi dove le fiabe, i miti e le storie, vengono smantellati e ricostruiti. Come un novello alchimista, Angela Carter mescola eventi reali con il mondo dell’immaginario e manda in frantumi le catene che ci appesantiscono. Apre un varco verso tutto ciò che viola i principi morali di uguaglianza, naviga in acque contrarie alla logicità delle cose e approda a lidi nuovi dove l’imperfezione vince la perfezione, dove tutto è possibile, dove si può rinascere a nuova vita abbandonando il peso della passata esistenza. Nei personaggi, che animano le storie di questa raccolta, esiste un’identità nascosta pronta a manifestarsi in modo seducente, spesso sfrenato. Il lato oscuro che vive in noi assapora la libertà e non è più considerato socialmente inaccettabile. Ciò che noi conosciamo viene ribaltato, i destini cambiati, i valori del nostro vivere sociale  ignorati. Ogni racconto ci vede equilibristi tra sogno e realtà, sotto di noi una distesa di immagini violente e inquietanti. Con l’originalità della sua scrittura, l’autrice ripercorre e reinventa la vita degli altri raccontandole da insolite e varie angolature.

Le sue storie collezionano atmosfere inquietanti, dolore, violenza, amore, erotismo e morte. Storie originali che non si sottraggono a eccessi narrativi ma che conservano il privilegio di “mutare l’aspetto del mondo.”

mercoledì 4 dicembre 2019

RECENSIONE | "Nell'antro dell'alchimista" di Angela Carter

“Nell’antro dell’alchimista” di Angela Carter, Fazi Editore, è il primo volume della raccolta di racconti che contiene la produzione migliore di quest’autrice britannica scomparsa al culmine della sua carriera. Questo primo volume contiene i suoi primi racconti e due delle sue opere più famose, “La camera di sangue” e “Fuochi d’artificio”. Le protagoniste di queste favole nere, inquietanti e misteriose, sono le donne. L’autrice si ispira alla tradizione del racconto orale e riscrive molte fiabe, tra cui Barbablù e La Bella e la Bestia. Attenti però, questa non è una nuova versione di fiabe e favole che conosciamo. L’autrice opera con precisione chirurgica per estrarne il contenuto latente e soprattutto vuol mettere in discussione il modo in cui le donne vengono rappresentate nelle fiabe.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Nell'antro dell'alchimista I
Angela Carter (traduzione S. Basso e R. Bernascone)

Editore: Fazi
Pagine: 380
Prezzo: € 17,50
Sinossi
Nell'antro dell'alchimista - diviso in due volumi di cui questo è il primo - raccoglie la produzione migliore di un'autrice fondamentale. La camera di sangue , secondo Salman Rushdie il capolavoro per cui verrà sempre ricordata, è una serie di bellissime fiabe in chiave moderna, libere riscritture di quelle classiche, in cui l'autrice sbeffeggia gli stereotipi di genere affidando alla figura femminile le redini della storia, donandole un erotismo inedito e conducendola verso un finale vincente rimaneggiato in chiave ironica. Fuochi d'artificio nasce invece dall'esperienza dell'autrice in Giappone ed è il punto di svolta nella sua produzione, nonché il momento in cui il tema del femminismo diventa centrale: «In Giappone ho imparato cosa significa essere donna e mi sono radicalizzata». Ai tesori custoditi all'interno di questa magistrale raccolta Angela Carter ha affidato il proprio testamento stilistico, servendosi di una scrittura raffinata, barocca, a tratti ermetica e costruendo una nuova mitologia femminista con cui condurre un'acuta analisi della società che supera le barriere del tangibile e penetra i meandri dell'immaginazione. Introduzione di Salman Rushdie.


Angela Carter, talentuosa e fantasiosa scrittrice, ci guida attraverso racconti paurosi e fantastici sempre caratterizzati da mistero e da un senso di attesa per scoprire cosa si nasconde dietro ciò che appare normale ma che normale non è. In un mondo buio, dove le emozioni positive non entrano, si procede su un terreno minato tra aggressioni reali e inganni. Le donne protagoniste affrontano numerose sfide eppur sognano anche se i loro desideri vengono fagocitati dalla dura realtà. A volte, inaspettato e gradito, giunge l’aiuto di una persona amata. Più spesso giunge solo la Morte a porre la parola “fine” alle loro avventure che si svolgono in mondi invertiti, tetri e abominevoli. I desideri perversi si moltiplicano senza alcun freno e vengono ampiamente soddisfatti. L’intera gamma dei sentimenti umana risplende in questi racconti in cui l’umorismo nero fa spesso capolino.

Con una scrittura raffinata, a volte bizzarra e crudele, l’autrice esprime l’amore per il gotico, per le narrazioni crudeli e meravigliose, con una vena di terrore e uno sguardo all’inconscio. Foreste stregate, castelli incantati, specchi misteriosi, popolano questi originali racconti.

All’interno di questa raccolta troviamo “La camera di sangue” e “Fuochi d’artificio”.
“Ricordo come passai quella notte nel vagone letto sveglia, incantata nel piacere tenero che l’eccitazione mi dava, la guancia in fiamme contro il lino immacolato del cuscino, il cuore che mi batteva forte, all’unisono con i massicci pistoni che con violenza spingevano senza sosta il treno: nella notte quel treno mi portava lontano da Parigi, lontano dall’infanzia, lontano dalla quiete bianca e raccolta dell’appartamento di mia madre, verso i territori imperscrutabili del matrimonio.”
“La camera di sangue” è un’antologia di racconti pubblicata nel Regno Unito nel 1979. La raccolta comprende 10 racconti di lunghezza variabile e con facilità potrete riconoscere le storie di Charles Perrault, a cui l’autrice fa espliciti riferimento. I racconti ci propongono il ruolo delle donne nella società. Il matrimonio, le relazioni sociali, l’invecchiamento, la sessualità mostrano i loro aspetti più bui e terrificanti. Tutti i racconti sono ambientati in tempi piuttosto moderni. Ho letto con curiosità “La camera di sangue”, ispirata a Barbablù,  sorridendo per il finale in cui l’autrice gioca con le convenzioni delle fiabe tradizionali. Le donne mostrano la loro vera personalità che si nasconde sotto maschere sociali. Più allegra è invece la storia de “Il gatto con gli stivali”che comunque racchiude una vena di cinismo. Alcune storie sono invece atroci  e inquietanti. Si rifanno alla tradizione nordica con una girandola di lupi e vampiri, foreste e nevi, castelli e misteri. Il tutto è reso affascinante dalla vena maliziosa con cui l’autrice perfora la superficie delle favole. I personaggi presentano spesso identità incerte, nulla è certo in questo mondo che si estende oltre il visibile e ci conduce in zone oscure da cui può emergere ogni cosa: occhi che possono divorarti, silenzi malati, paesaggi senza contorni e senza sole, cuori leggeri come carta velina.

“Fuochi d’artificio” è un’antologia di racconti che si basa sull’esperienza della Carter in Giappone, dove visse dal 1969 al 1971. Il tema centrale di questi scritti è il femminismo: “In Giappone ho imparato cosa significa essere donna e mi sono radicalizzata.”
La sua contagiosa convinzione che il nostro amore fosse unico e disperato mi infettò di una malattia ansiosa; presto avremmo imparato a trattarci vicendevolmente con la circospetta gentilezza di camerati a cui sia stato amputato un arto, perché eravamo circondati dalle più commoventi immagini di evanescenza, fuochi d’artificio, vecchi, bambini. Ma le immagini più toccanti erano gli intangibili riflessi di noi stessi che vedevamo l’uno negli occhi dell’altro, riflessi di niente se non di apparenze…
In questa raccolta i racconti hanno un ritmo lento. Si alternano storie ambientate in Giappone e storie fantastiche colme di emozioni, di lacrime e sangue. Tra i racconti ho molto apprezzato “Un souvenir dal Giappone” e “La bella figlia del boia”.

Nel primo lavoro, forse semi-autobiografico, l’autrice narra di una donna inglese che vive in Giappone. Racconta i dettagli della relazione della donna con un uomo giapponese più giovane di lei. La donna, oltre a considerare la bellezza del loro rapporto, analizza il ruolo della donna nella società giapponese.
In una società dominata dagli uomini, le donne sono apprezzate solo in quanto oggetto delle passioni degli uomini.
“Nell’antro dell’alchimista” è un libro splendido che si inabissa nel baratro del Male e risale in superficie per rivolgersi alla nostra ragione. Ci mostra un mosaico di personaggi, avventure, panorami psicologici e anime nere. Narra di donne che decidono del proprio futuro, fragili ma pronte a trasformarsi in tigri e a uccidere. Racconta dell’ingenuità che nasconde la depravazione, di donne impermeabili al rimorso, della ricerca di sé. Ogni racconto crea un mondo sospeso tra realtà e fantasia, dove,un susseguirsi di eventi impressionanti, bandisce il vivere felici e contenti. Tante storie crudeli narrate con arte e arguzia. Per tutti, colpevoli o innocenti, non c’è una via di fuga. Il buio che gli uomini si portano dentro non si nasconde più e trova, nell’antro dell’alchimista, la sua naturale casa.