mercoledì 4 dicembre 2019

RECENSIONE | "Nell'antro dell'alchimista" di Angela Carter

“Nell’antro dell’alchimista” di Angela Carter, Fazi Editore, è il primo volume della raccolta di racconti che contiene la produzione migliore di quest’autrice britannica scomparsa al culmine della sua carriera. Questo primo volume contiene i suoi primi racconti e due delle sue opere più famose, “La camera di sangue” e “Fuochi d’artificio”. Le protagoniste di queste favole nere, inquietanti e misteriose, sono le donne. L’autrice si ispira alla tradizione del racconto orale e riscrive molte fiabe, tra cui Barbablù e La Bella e la Bestia. Attenti però, questa non è una nuova versione di fiabe e favole che conosciamo. L’autrice opera con precisione chirurgica per estrarne il contenuto latente e soprattutto vuol mettere in discussione il modo in cui le donne vengono rappresentate nelle fiabe.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Nell'antro dell'alchimista
Angela Carter (traduzione S. Basso e R. Bernascone)

Editore: Fazi
Pagine: 380
Prezzo: € 17,50
Sinossi
Nell'antro dell'alchimista - diviso in due volumi di cui questo è il primo - raccoglie la produzione migliore di un'autrice fondamentale. La camera di sangue , secondo Salman Rushdie il capolavoro per cui verrà sempre ricordata, è una serie di bellissime fiabe in chiave moderna, libere riscritture di quelle classiche, in cui l'autrice sbeffeggia gli stereotipi di genere affidando alla figura femminile le redini della storia, donandole un erotismo inedito e conducendola verso un finale vincente rimaneggiato in chiave ironica. Fuochi d'artificio nasce invece dall'esperienza dell'autrice in Giappone ed è il punto di svolta nella sua produzione, nonché il momento in cui il tema del femminismo diventa centrale: «In Giappone ho imparato cosa significa essere donna e mi sono radicalizzata». Ai tesori custoditi all'interno di questa magistrale raccolta Angela Carter ha affidato il proprio testamento stilistico, servendosi di una scrittura raffinata, barocca, a tratti ermetica e costruendo una nuova mitologia femminista con cui condurre un'acuta analisi della società che supera le barriere del tangibile e penetra i meandri dell'immaginazione. Introduzione di Salman Rushdie.


Angela Carter, talentuosa e fantasiosa scrittrice, ci guida attraverso racconti paurosi e fantastici sempre caratterizzati da mistero e da un senso di attesa per scoprire cosa si nasconde dietro ciò che appare normale ma che normale non è. In un mondo buio, dove le emozioni positive non entrano, si procede su un terreno minato tra aggressioni reali e inganni. Le donne protagoniste affrontano numerose sfide eppur sognano anche se i loro desideri vengono fagocitati dalla dura realtà. A volte, inaspettato e gradito, giunge l’aiuto di una persona amata. Più spesso giunge solo la Morte a porre la parola “fine” alle loro avventure che si svolgono in mondi invertiti, tetri e abominevoli. I desideri perversi si moltiplicano senza alcun freno e vengono ampiamente soddisfatti. L’intera gamma dei sentimenti umana risplende in questi racconti in cui l’umorismo nero fa spesso capolino.

Con una scrittura raffinata, a volte bizzarra e crudele, l’autrice esprime l’amore per il gotico, per le narrazioni crudeli e meravigliose, con una vena di terrore e uno sguardo all’inconscio. Foreste stregate, castelli incantati, specchi misteriosi, popolano questi originali racconti.

All’interno di questa raccolta troviamo “La camera di sangue” e “Fuochi d’artificio”.
“Ricordo come passai quella notte nel vagone letto sveglia, incantata nel piacere tenero che l’eccitazione mi dava, la guancia in fiamme contro il lino immacolato del cuscino, il cuore che mi batteva forte, all’unisono con i massicci pistoni che con violenza spingevano senza sosta il treno: nella notte quel treno mi portava lontano da Parigi, lontano dall’infanzia, lontano dalla quiete bianca e raccolta dell’appartamento di mia madre, verso i territori imperscrutabili del matrimonio.”
“La camera di sangue” è un’antologia di racconti pubblicata nel Regno Unito nel 1979. La raccolta comprende 10 racconti di lunghezza variabile e con facilità potrete riconoscere le storie di Charles Perrault, a cui l’autrice fa espliciti riferimento. I racconti ci propongono il ruolo delle donne nella società. Il matrimonio, le relazioni sociali, l’invecchiamento, la sessualità mostrano i loro aspetti più bui e terrificanti. Tutti i racconti sono ambientati in tempi piuttosto moderni. Ho letto con curiosità “La camera di sangue”, ispirata a Barbablù,  sorridendo per il finale in cui l’autrice gioca con le convenzioni delle fiabe tradizionali. Le donne mostrano la loro vera personalità che si nasconde sotto maschere sociali. Più allegra è invece la storia de “Il gatto con gli stivali”che comunque racchiude una vena di cinismo. Alcune storie sono invece atroci  e inquietanti. Si rifanno alla tradizione nordica con una girandola di lupi e vampiri, foreste e nevi, castelli e misteri. Il tutto è reso affascinante dalla vena maliziosa con cui l’autrice perfora la superficie delle favole. I personaggi presentano spesso identità incerte, nulla è certo in questo mondo che si estende oltre il visibile e ci conduce in zone oscure da cui può emergere ogni cosa: occhi che possono divorarti, silenzi malati, paesaggi senza contorni e senza sole, cuori leggeri come carta velina.

“Fuochi d’artificio” è un’antologia di racconti che si basa sull’esperienza della Carter in Giappone, dove visse dal 1969 al 1971. Il tema centrale di questi scritti è il femminismo: “In Giappone ho imparato cosa significa essere donna e mi sono radicalizzata.”
La sua contagiosa convinzione che il nostro amore fosse unico e disperato mi infettò di una malattia ansiosa; presto avremmo imparato a trattarci vicendevolmente con la circospetta gentilezza di camerati a cui sia stato amputato un arto, perché eravamo circondati dalle più commoventi immagini di evanescenza, fuochi d’artificio, vecchi, bambini. Ma le immagini più toccanti erano gli intangibili riflessi di noi stessi che vedevamo l’uno negli occhi dell’altro, riflessi di niente se non di apparenze…
In questa raccolta i racconti hanno un ritmo lento. Si alternano storie ambientate in Giappone e storie fantastiche colme di emozioni, di lacrime e sangue. Tra i racconti ho molto apprezzato “Un souvenir dal Giappone” e “La bella figlia del boia”.

Nel primo lavoro, forse semi-autobiografico, l’autrice narra di una donna inglese che vive in Giappone. Racconta i dettagli della relazione della donna con un uomo giapponese più giovane di lei. La donna, oltre a considerare la bellezza del loro rapporto, analizza il ruolo della donna nella società giapponese.
In una società dominata dagli uomini, le donne sono apprezzate solo in quanto oggetto delle passioni degli uomini.
“Nell’antro dell’alchimista” è un libro splendido che si inabissa nel baratro del Male e risale in superficie per rivolgersi alla nostra ragione. Ci mostra un mosaico di personaggi, avventure, panorami psicologici e anime nere. Narra di donne che decidono del proprio futuro, fragili ma pronte a trasformarsi in tigri e a uccidere. Racconta dell’ingenuità che nasconde la depravazione, di donne impermeabili al rimorso, della ricerca di sé. Ogni racconto crea un mondo sospeso tra realtà e fantasia, dove,un susseguirsi di eventi impressionanti, bandisce il vivere felici e contenti. Tante storie crudeli narrate con arte e arguzia. Per tutti, colpevoli o innocenti, non c’è una via di fuga. Il buio che gli uomini si portano dentro non si nasconde più e trova, nell’antro dell’alchimista, la sua naturale casa.

6 commenti:

  1. Lo sto ancora aspettando, mannaggia al postina. Non vedo l'ora, soprattutto dopo essere passato da te. :)

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  2. Spero arrivi presto anche per me il suo momento ☺️☺️

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  3. Mi ispira molto, non vedo l'ora di leggerlo.

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  4. Saranno sicuramente dei racconti che vale la pena leggere, mi sembra di capire che la carter sia un'abile narratrice. Che dici, è la lettura ideale davanti al camino? ^_~

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