martedì 16 giugno 2026

RECENSIONE | "L'amuleto" di Michael McDowell

"L'amuleto" è il romanzo d'esordio di Michael McDowell, maestro del Southern Gothic: il gotico rurale del Sud che mette in luce la violenza e la crudeltà come caratteristica della cultura del Sud. 

McDowell intreccia egregiamente romanzo familiare, thriller e horror, in una cornice di vendetta, segreti e legami tossici. Il tutto è caratterizzato da atmosfere cupe, decadenza sociale e soprannaturale. 

Conosciamo l'autore grazie alla casa editrice Neri Pozza che ha tradotto, per il pubblico italiano, i sei romanzi della saga horror-gotic "Blackwater", "Gli aghi d'oro", "Katie" e "Luna fredda su Babylon".


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 9
L'amuleto
Michael McDowell

Editore: Neri Pozza
Pagine: 480
Prezzo: € 15,90
Sinossi

Pine Cone, Alabama, 1965. Dean Howell sta per essere inviato in Vietnam, quando un orribile incidente lo riduce a un vegetale. Da quel momento, la vita di sua moglie Sarah diventa un inferno: oltre al marito, dovrà occuparsi anche della suocera, Jo, una donna pretenziosa e crudele da cui sgorga inesauribile un fiume di odio per la sorte capitata al figlio. Un giorno, Jo regala un amuleto a colui che ritiene il vero responsabile, e strani eventi si mettono in moto: una danza macabra di maledizioni e disgrazie, orrori e omicidi. Man mano che il panico dilaga, Sarah dovrà affrontare una realtà impossibile. E mettere le mani sull’amuleto: prima che le morti diventino una strage, che la vendetta rada al suolo l’intera città.





Quella collana continua a circolare, passando di mano in mano, e chiunque ne entri in possesso muore. È stata Jo Howell a iniziare tutto, e lei non intende fermarsi, perciò devo farlo io.

"L'amuleto" è una storia ambientata nell'Alabama del sud, terra corrotta dalla violenza. Siamo negli anni Sessanta e l'autore racconta la storia di Dean Howell, un giovane chiamato alle armi per la guerra nel Vietnam. Durante un'esercitazione a Dean esplode in faccia il fucile, sfigurandolo. Dopo le iniziali cure, il ragazzo, ridotto a una larva umana, è rimandato a casa dove lo aspettano la madre Jo, obesa e possessiva, e la moglie Sarah, che la suocera tratta come una schiava. Dean non poteva muoversi, non parlava ed era avvolto dalle bende. L'atmosfera in casa si fa subito pesante. 

Jo era una donna "cattiva, cattiva dentro" e perciò Sarah rimase sbalordita quando vide la vecchia suocera regalare, al titolare della fabbrica di fucili che aveva realizzato l'arma esplosa in faccia a Dean, una collanina da donare a sua moglie. Si trattava di un amuleto nero. Iniziarono così raccapriccianti omicidi. 

"L'amuleto" è un romanzo da gustare senza fretta. I primi capitoli sono lenti, descrivono la cittadina e i personaggi principali. Non ci sono dialoghi ma è tutto così attraente che non ci si annoia sicuramente. Poi avviene la svolta, la storia prende ritmo e accadono tante cose brutte. 

Il corso degli eventi è facilmente prevedibile, tuttavia il romanzo emana una forza magnetica, immagini mozzafiato e colpi di scena, che catturano il lettore e lo trascinano in un susseguirsi di sequenze horror. 

Ancora una volta, come nei romanzi precedenti, a muovere le fila del male sono personaggi dalle mille sfaccettature e dal fascino ambiguo. In un capovolgimento dei ruoli tradizionali abbiamo conosciuto uomini relegati in secondo piano e donne forti che evolvono gradualmente e rivelano la loro natura.

Ne "L'amuleto" conosceremo Jo, madre diabolica, assetata di vendetta che sembra dare il via a una catena inarrestabile di violenze. Lei, però, non muove un dito, non fa nulla se non rimanere seduta in poltrona a lamentarsi e a impartire ordini alla giovane Sarah. Dalla sua fattoria, in stato di degrado, Jo guarda compiaciuta il male che, in modi creativi e orripilanti, devasta le famiglie della piccola città. Il suo posto è accanto al figlio ma lascia a Sarah tutto il peso dell'assistenza, del lavoro in fabbrica e della cura della casa. 

Sarah è dibattuta tra il dovere coniugale e la voglia di scappar via. Non può accettare una vita che si prospetta come un lungo calvario e nulla più. 

A sostenerla e incoraggiarla c'è la sua amica Becca. Entrambe lavorano alla catena di montaggio della fabbrica di fucili. Quando Sarah inizia a sospettare il ruolo dell'amuleto nella catena degli eventi, sarà proprio Becca ad aiutarla. L'amuleto, evidentemente maledetto, sta causando una strage. L'orrore permea le pagine del libro, ma da dove nasce tutto male? 

D'accordo c'è l'amuleto che dirige il tutto ma è come se ricevesse forza dall'invidia, dall'avidità, dall'ira e dal rancore umano. Gli abitanti della sonnolenta cittadina non sono tutti angioletti, si mostrano pacati e rispettosi delle leggi, sempre cordiali e pronti all'aiuto, ma ognuno vive il suo inferno privato. Nelle famiglie non regnano amore e protezione ma egoismi e soprusi. Su questo fertile terreno l'amuleto ha vita facile al collo di donne che vogliono esercitare un potere totalizzante sui propri cari. L'amuleto diventa un amplificatore del male che è già in noi, diventa un moltiplicatore di screzi che fanno crollare il muro dell'apparenza permettendo al nostro lato oscuro di vedere la luce. 

L'autore mette in evidenza la violenza e la crudeltà della provincia nel Sud degli Stati Uniti. I motivi sono tanti come la povertà e la disabilità, la differenza di genere e sessuale, la disperazione e la perdita d'ideali. La magia popolare ha un ruolo importante così come i cattivi che si travestono da innocenti. Tutti sono intrappolati in un passato e in un luogo da cui non possono scappare. Nell'ombra si celano tensioni implacabili e oscuri segreti. Si sussurrano frasi ambigue e gli insulti sono pronunciati con un sorriso. 

Sorriso da cui nasce un fiume di terrore. Non è necessaria la presenza di fantasmi e streghe, i personaggi e le loro azioni sono più terrificanti di uno spirito malvagio. I nemici più spaventosi sono le proprie emozioni che generano ombre di turbamento che oscurano i cuori. 

"L'amuleto" è un romanzo crudele e spietato, venato da un umorismo nero che guida l'inarrestabile cammino della Morte a braccetto con la Maledizione. 

Nel Sud brutalità e bellezza coesistono. Proprio come accade nei romanzi di Michael McDowell. Se ancora non conoscete l'autore e non avete letto nessun suo romanzo, "L'amuleto" è una perfetta prima volta. 

giovedì 21 maggio 2026

RCENSIONE | "La strada" di Cormac McCarthy

"La strada", Einaudi, di Cormac McCarthy, vincitore del premio Pulitzer 200sette, è un romanzo post apocalittico dello scrittore statunitense Cormac McCarthy.


STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 8
La strada
Cormac McCarthy

Editore: Einaudi
Pagine: 220
Prezzo: € 13,00
Sinossi

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...





Ce la caveremo, vero papà? 

Sì. Ce la caveremo. 

E non succederà niente di male. 

Esatto. 

Perché noi portiamo il fuoco. 

Sì. Perché noi portiamo il fuoco. 

Un uomo e un bambino, entrambi senza nome, viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. In un'America sopravvissuta a una catastrofe, forse una guerra nucleare o l'impatto di un meteorite, che ha spazzato via ogni essere vivente tranne gli uomini, vaste aree del continente sono bruciate e si è innalzata una cortina di polveri e cenere attorno al pianeta. Le giornate dei due protagonisti, padre e figlio, sono caratterizzate da una continua lotta per procurarsi il cibo, per ripararsi dalle rigidità del clima, nel continuo terrore di imbattersi in altri loro simili divenuti pericolosi. Infatti si racconta di come un gruppo di uomini tenga chiuso in uno scantinato altre persone per potersene nutrire. 

Papà, noi non mangeremmo mai nessuno, vero? 

No. Certo che no. 

Neanche se stessimo morendo di fame? 

Stiamo già morendo di fame. 

Hai detto che non era così. 

Ho detto che non stavamo morendo. Non che non stavamo morendo di fame. 

Ma comunque noi non mangeremmo le persone. 

No. Non le mangeremmo. 

Per niente al mondo. 

No. Per niente al mondo. 

Perché noi siamo i buoni. 

Sì. 

E portiamo il fuoco. 

E portiamo il fuoco. Sì. 

Ok. 

Padre e figlio trascinano con sé sulla strada un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola, nella quale sono rimasti solo due colpi, con cui difendersi dalle bande di disperati e predoni assassini, regrediti al cannibalismo, che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il loro bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore. Mentre percorrono la lunga e difficile strada verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Una vita precedente piena di colori e musica, della dolcezza di sua madre, inghiottita dalla notte e dalla paura di sopravvivere. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare, una distesa d'acqua grigia, senza più l'odore salmastro. La temperatura non è più mite e i insieme continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile. 

Ho letto questo libro con vivo interesse e una notevole partecipazione emotiva. Le parole hanno dato vita, davanti ai miei occhi, a vivide immagini che raccontano una metafora di vita: c'è una partenza e una meta, un viaggio dal percorso a tratti tortuoso, con sfide da superare e scelte da fare. Ciò porta a riflettere sull'amore incondizionato, sulla sopravvivenza e sulla speranza. Sinceramente sono stata colpita dal rapporto tra il padre e il figlio. Ogni parola e gesto reciproco sono struggente testimonianza dell'amore che li lega. Insieme attraversano l'orrore di una realtà disumana senza più pietà per nessuno. Il padre non può evitare al figlio paura e terrore, ma cerca di proteggerlo con un amore che si manifesta anche nell'accudimento giornaliero, nel dialogo, nella memoria. Quell'amore diventa simbolo e luce di umanità, c'è sicuramente disperazione ma una flebile luce di speranza rischiara il buio che avvolge il mondo. 

Nella seconda parte del libro, a riscaldare il mio cuore, emerge il comportamento sempre altruista e l'innocenza del bambino. Nonostante l'ambiente ostile e i pericoli, il piccolo conserva sempre un filo di speranza circa il destino che li attende. È caritatevole verso gli altri e spesso discute con il padre, costretto a scelte crudeli, su cosa sia bene e cosa sia male. 

"La strada" è un romanzo duro, violento e spietato, eppur profondamente umano. La storia è ridotta all'essenziale ma riesce a tener desto l'interesse di chi legge. Corman McCarhy utilizza una prosa lenta intrisa d'angoscia per guidarci attraverso le rovine di un mondo svuotato e inutile. È una totale immersione in scenari sconvolgenti che ci fanno riflettere e apprezzare ciò che oggi ancora abbiamo. 

"La strada" è anche uno struggente racconto di formazione. Il bambino, nato a catastrofe già avvenuta, non ha mai conosciuto la civiltà, invece il padre ha vissuto il mondo precedente al disastro e ora ha come unico obiettivo la protezione del figlio, mettendolo in guardia da tutti i pericoli. Un'educazione fatta di fame, freddo, stanchezza, dolore e morte. Un'esortazione, quasi una preghiera, a cosa fare se le cose si mettono male. 

Fai come ti ho fatto vedere. La metti in bocca e punti verso l'alto. Poi tiri il grilletto. 

Dopo aver letto il libro, che sicuramente non dimenticherò mai, ho visto il film, tratto dal romanzo, intitolato "The Road". Nel film fedele al romanzo, tutto sembra reale, ogni giorno in più è una conquista e ogni incontro un possibile incubo. I "cattivi" sempre pronti a mangiarsi i deboli. C'è fame ovunque. C'è morte ovunque. 

"La strada" è un monito per il domani, un esempio di come proteggere i figli, di come mantenere la propria umanità e moralità, rappresentate dal "fuoco" interiore, tra pericoli e predoni. È un romanzo che scalfisce la nostra pelle, penetra nelle profondità del nostro io e ci grida di stare attenti. 

Guardiani del nostro presente, custodiamo la nostra umanità perché insieme siamo portatori del "fuoco". Vigiliamo, dunque, sul nostro cammino verso il futuro. L'ignoto ci aspetta.

mercoledì 13 maggio 2026

RECENSIONE | "L'uomo di Londra" di Georges Simenon

Composto nel 1933 a Marsilly, dove Simenon aveva acquistato una residenza di campagna chiamata La Richardière, "L'uomo di Londra" apparve presso Fayard l'anno successivo e ha conosciuto diversi adattamenti cinematografici. 

In Italia Adelphi continua a pubblicare i romanzi di Simenon e ha in catalogo un numero elevato di titoli che abbracciano l'intera produzione dell'autore belga. 

"L'uomo di Londra", nella traduzione di Giorgio Pinotti, è stato pubblicato da Adelphi nel 1999.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
L'uomo di Londra
Georges Simenon

Editore: Adelphi
Pagine: 144
Prezzo: € 12,00
Sinossi

La cabina di vetro di Louis Maloin - ferroviere addetto agli scambi - è l'occhio col quale, notte dopo notte, egli scruta ossessivamente la città e il porto, mettendo a fuoco dettagli minimi, impercettibili. Come l'uomo con l'impermeabile grigio e la sigaretta tra le labbra in attesa sulla banchina. E l'ombra che, dal traghetto, gli lancia una valigetta. Dettagli minimi e fatali: perché l'uomo in grigio sta per uccidere, freddamente, brutalmente, il suo compagno.





Sul momento ci sembrano ore come tutte le altre. Solo in seguito ci rendiamo conto che erano eccezionali, e allora cerchiamo disperatamente di ricostruirne il filo smarrito, di ripercorrere in sequenza ogni singolo minuto.

Maloin, uomo schivo e taciturno, addetto agli scambi in una piccola stazione ferroviaria di un porto, è testimone di un omicidio. Una notte Maloin vede un uomo vestito di grigio che attende fumando sulla banchina. Un'altra figura giunge col traghetto proveniente da Londra e prima di scendere dall'imbarcazione lancia una valigetta all'uomo in grigio. Poco dopo nasce una colluttazione, l'uomo di Londra uccide freddamente e brutalmente l'uomo in grigio. Durante la colluttazione la valigetta cade in mare e l'assassino fugge. Sarà Maloin a recuperare la misteriosa valigetta e ad aprirla scoprendo ciò che contiene. 

È l'inizio di una caccia febbrile e segreta. Maloin e l'uomo di Londra, si cercano, si spiano e Maloin sceglie per sé un destino diverso e una nuova dignità. Da testimone di un crimine, il ferroviere si trasforma in complice e protagonista. Da quel giorno la sua vita non sarà più la stessa. 

Ormai lo sapete, per me leggere Simenon è scoprire, ogni volta, una narrazione semplice ma universale che rispecchia il tumulto interiore dei protagonisti ed esplora la tentazione, la colpa e la povertà, temi tipici della narrativa di Simenon. Le illusioni e le tentazioni sono dietro l'angolo, nascoste eppur presenti. 

"L'uomo di Londra" è una storia malinconica e crudele, un viaggio nella coscienza di un uomo umile e mediocre. Un uomo piegato dai sensi di colpa, intrappolato in un'abitudinaria e monotona quotidianità, che non riesce a soddisfare in pieno le esigenze della famiglia e si sente soffocare dal senso di inferiorità che lo tormenta. La storia ha un ritmo lento, una scrittura elegante e l'atmosfera cupa che si respira in questo romanzo pare avvolgere gli eventi e sottolinea come un evento imprevisto possa sconvolgere gli equilibri di un uomo. Nelle opere di Simenon si può sempre constatare come un piccolo o grande evento porti al frantumarsi di tutte le certezze del protagonista. Un'altra caratteristica dei suoi scritti è il ruolo secondario della trama poliziesca che lascia il primo piano al dramma personale di uomini segnati dalla vita. Nessuno può essere certo del proprio agire in determinate situazioni e Simenon lo ricorda attraverso l'agire di Maloin che scopre un altro se stesso fatto di impulsi e sensazioni contrastanti. Il protagonista con timore si guarda allo specchio e vede una possibilità di cambiamento, l'amore cede al male e la tragedia trionfa. 

"L'uomo di Londra" è un romanzo in bianco e nero che esprime un sentimento tormentato. Il protagonista è costretto a chiedersi cosa separi il bene dal male e quale sia il confine tra innocenza e complicità. Il romanzo si svolge in gran parte nella mente di Maloin e lui oltrepassa quel confine. Tuttavia il suo sforzo di ribellarsi alle sconfitte inferte dalla vita è inutile. Il suo destino è di soccombere e nei romanzi dello scrittore belga il destino si fa certezza. 

Un bel romanzo di Simenon che consiglio vivamente.