lunedì 31 marzo 2025

RECENSIONE | "Uccidi i ricchi" di Sandrone Dazieri

Con un titolo che suona come un incitamento contro le classi sociali più agiate, Sandrone Dazieri ci presenta il suo nuovo romanzo, "Uccidi i ricchi", edito da Rizzoli. Il libro segna il ritorno della coppia investigativa Dante Torre e Colomba Caselli che abbiamo conosciuto nella "Trilogia del padre" ("Uccidi il padre", 2014; "L'angelo", 2016; "Il re di denari", 2018), serie bestseller che ha fatto di Dazieri un autore internazionale tradotto in 25 Paesi.

Dante e Colomba saranno alle prese con un piano diabolico e con un assassino che non sembra intenzionato a fermarsi. L'indagine ha inizio in seguito alla morte sospetta di un ex calciatore miliardario in un grattacielo di Milano. Intanto sul web si diffondono post incendiari con il mantra "Uccidi i ricchi".

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Uccidi i ricchi
Sandrone Dazieri

Editore: Rizzoli
Pagine: 384
Prezzo: € 19,00
Sinossi

Era scomparsa dai radar ma ora è tornata, l’ex vicequestore Colomba Caselli, e si fa notare. Capelli corti neri, iridi di un verde cangiante, spalle larghe da nuotatrice, zigomi alti vagamente orientali. E ferite difficili da ricucire. Ora, nel suo nuovo ruolo di detective privato, ha per le mani un omicidio fuori dal comune. Tra i grattacieli di vetro abitati dai milionari di Milano, infatti, tutto sembra sotto controllo: massima sorveglianza e telecamere ovunque. Eppure l’ex calciatore Jesús Martínez viene trovato morto nel suo costosissimo appartamento, congelato in una criosauna di ultima generazione. Sembra un malfunzionamento, ma se si tratta di uno dei cinquecento uomini più ricchi al mondo non esistono errori. Colomba non può fare a meno del suo prezioso quanto imprevedibile socio, Dante Torre, uomo dalle intuizioni geniali, che soffre di una forma estrema di claustrofobia e che con lei condivide le cicatrici di un passato traumatico. Tra loro c’è una complicità che li tiene in connessione, anche quando a dividerli è la lontananza. I due scoprono presto che quella di Martínez non è l’unica morte sospetta tra i membri di un ristretto cerchio composto da multimilionari. Nel frattempo si diffonde online una serie di post che incitano alla rivolta lanciando lo slogan: UCCIDI I RICCHI. Che si tratti della mano di un singolo vendicatore sociale oppure di un gruppo di anarchici o complottisti, il killer sembra inafferrabile. Messi a dura prova dall’indagine, Dante e Colomba dovranno anche sbrogliare la matassa intricata dei loro sentimenti, e capire se provano qualcosa l’uno per l’altra. 



Per essere definiti "ricchi", spiega Dante, non occorre solo il denaro. 

Ci sono i ricchi normali, gli arricchiti e i super ricchi. La prima categoria è ricca di famiglia: ha proprietà, terre e liquidità da generazioni. Sangue blu, in certi casi. Gli arricchiti hanno fatto i soldi con il loro business, hanno tante case ma poche terre, liquidità variabili dalle loro capacità. Hanno conosciuto la povertà o comunque la vita normale, hanno paura di tornare poveri, sono arroganti e accumulatori. Poi ci sono i super ricchi. É una novità del terzo millennio. Si muovono con altri ordini di grandezza. Possiedono letteralmente il nostro mondo. Hanno eserciti privati, costruiscono città nei deserti e impongono i loro gusti a tutti.

Conosciamo la coppia investigativa: 

Lei è l'ex vicequestore Colomba Caselli. Dopo aver deciso di chiudere con la polizia, collaborerà con i Servizi Segreti. Ora è tornata e si fa notare. Capelli corti neri, iridi di un verde cangiante, spalle larghe da nuotatrice, zigomi alti vagamente orientali. E ferite difficili da ricucire. 

Lui è Dante Torre, cultore della materia criminale. É diventato una star di podcast in cui parla delle origini dei crimini e dei casi irrisolti. Prezioso quanto imprevedibile socio di Colomba, Dante è un uomo dalle intuizioni geniali che soffre di una forma estrema di claustrofobia conseguenza di un passato traumatico. 

Colomba, nel suo nuovo ruolo di detective privato, deve affrontare un omicidio fuori dal comune. Tra i grattacieli di vetro abitati dai milionari di Milano, tutto sembra supercontrollato: massima sorveglianza e telecamere ovunque. Eppure l'ex calciatore Jesus Martinez, diventato magnate del fitness nel settore specifico della crioterapia, viene trovato morto nel suo costosissimo appartamento, per un "infarto da freddo" dovuto al mal funzionamento di una criosauna di ultima generazione. Sembra un incidente, ma se si tratta di uno dei cinquecento uomini più ricchi al mondo non esistono errori. 

Per indagare Colomba chiede la collaborazione di Dante e i due scoprono presto che quella di Martinez non è l'unica morte sospetta. In un breve lasso di tempo muoiono anche Franco Muller, magnate farmaceutico, e Cristina Rinaldi Moretti, stilista che firma abiti ecosostenibili ma che era stata accusata di far produrre i vestiti in Bangladesh con paghe irrisorie. 

Chi uccide i multimilionari? 

Nel frattempo si diffonde online una serie di post che incitano alla rivolta lanciando lo slogan: "Uccidi i ricchi". 

Durante le indagini sono formulate varie ipotesi. Potrebbe trattarsi di un singolo vendicatore o di un gruppo di anarchici o complottisti. Il killer sembra inafferrabile. Dante e Colomba dovranno mettere fine agli omicidi e sbrogliare anche la massa intricata dei loro sentimenti per capire se provano qualcosa l'uno per l'altra. 

"Uccidi i ricchi" è un thriller implacabile che si interroga sul presente della nostra società e sul futuro dell'umanità. Tra complotti e dilemmi morali, vendette sociali e riflessioni sul potere, Sandrone Dazieri unisce il fascino del noir con le sfumature del lato oscuro della società e crea una trama che ci porta a riflettere sul nostro mondo. 

C'é una sola grande nazione e si chiama Dollaronia e a comandarla sono le persone più ricche del mondo. I primi venti hanno il potere assoluto. Comandano loro. Su tutto. Economia, guerre... Tutti voi avete casa o usate qualche servizio fornito da loro. Internet, medicine, armi. Tutto.

La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e dei privilegi è sotto gli occhi di tutti. Il potere dei super ricchi rischia di non avere un limite. I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più poveri. Negli affari sono spietati e non hanno certo un cuore tenero. Viviamo in un'epoca dominata da un capitalismo sempre più tecnologico, dove poche persone controllano risorse immense. 

Eppure c'è qualcosa che ci rende tutti uguali: la Morte che tutto appiana. La morte è una "livella", diceva Totò, si diventa tutti uguali a prescindere da ciò che si è fatto in vita. Di fronte al potere della morte comprendiamo la natura effimera dei beni mondani. Tuttavia la nuova sfida dei miliardari per sconfiggere la morte potrebbe portare nuovi problemi a noi poveri mortali. Il potere cerca l'immortalità! Giocare a fare Dio non è per tutti, lo sa bene l'assassino che uccide i ricchi, potenti e ingordi. Per loro nessuno verserà lacrime, anzi la loro morte sembra un atto di giustizia. 

"Uccidi i ricchi" è un romanzo da leggere tutto d'un fiato. Dazieri proietta subito il lettore sulla scena del crimine e da qui inizia un'indagine tagliente del tessuto sociale. Molti i personaggi che interagiscono tra loro in un lasso di tempo molto breve e alla fine del romanzo tutti gli interrogativi saranno evasi in modo soddisfacente. Il conflitto tra il mondo dei ricchi e quello di chi non lo è solleva molti interrogativi. Parteciperemo a cerimonie esclusive dove i cani robot fanno la guardia. Voleremo su elicotteri sorvolando antichi castelli e mega yacht. Avremo sempre presente il messaggio del titolo e toccheremo con mano il malcontento sociale e il senso di ingiustizia che portano alla protesta. In una girandola di false piste e scoperte inattese si giunge all'amara conclusione che la normalità di una vita sia spesso una facciata che nasconde realtà oscure e inquietanti. Cosa succederà al grido di "Uccidi i ricchi"? Leggete questo romanzo e ogni cosa vi verrà svelata.

martedì 25 marzo 2025

RECENSIONE | "Il sentiero dei nidi di ragno" di Italo Calvino

Il primo romanzo di Italo Calvino è stato "Il sentiero dei nidi di ragno" pubblicato nel 1947. Con l'intenzione di partecipare a un concorso per giovani scrittori indetto dall'editore Mondadori, Calvino scrisse il romanzo che però non vinse il concorso, ma incontrò l'approvazione di Pavese e venne pubblicato da Einaudi nella collana "I coralli".

Nell'immediato dopoguerra vi furono molti romanzi che trattavano la vicenda bellica appena conclusa. Calvino però racconta la guerra vista con gli occhi di un bambino, Pin, che non sa distinguere il bene dal male, a causa della sua superficialità con cui supera le difficoltà, e non sa decifrare gli eventi della storia.

Pin, il protagonista della vicenda, osserva il mondo dei grandi di cui vorrebbe far parte.



Il sentiero dei nidi di ragno
Italo Calvino

Editore: Mondadori
Pagine: 159
Sinossi

Dove fanno il nido i ragni? L'unico a saperlo è Pin, che ha dieci anni, è orfano di entrambi i genitori e conosce molto bene la radura nei boschi in cui si rifugiano i piccoli insetti. È lo stesso posto in cui si rifugia lui, per stare lontano dalla guerra e dallo sbando in cui si ritrova il suo piccolo paese tra le colline della Liguria, dopo l'8 settembre 1943. Ma nessuno può davvero sfuggire a ciò che sta succedendo qui e nel resto d'Italia. Neppure Pin. Ben presto viene coinvolto nella Resistenza e nelle lotte dei partigiani, sempre alla ricerca di un grande amico che sia diverso da tutte le altre persone che ha conosciuto. Ma esisterà davvero qualcuno a cui rivelare il suo segreto?




Tutti abbiamo una ferita segreta per riscattare la quale combattiamo.

Pin, un bambino ligure di circa dieci anni dalla vita vagabonda e solitaria in un mondo di adulti, vive insieme alla sorella, soprannominata la Nera di Carrugio Lungo, che si prostituisce con i tedeschi. Il bambino trascorre le sue giornate sulla strada e all'osteria raccontando storie di cui non capisce tutto il significato e cantando canzoni malinconiche che parlano di amori perduti e di prigionie. All'osteria c'è anche un gruppo di antifascisti che minaccia lui e la sorella, perché la loro casa è frequentata dai tedeschi e la Nera è una spia. Pin vorrebbe guadagnarsi la fiducia di quel gruppo di uomini e decide di impossessarsi della pistola di uno degli amanti della sorella, un marinaio tedesco. Rubata l'arma, Pin torna all'osteria ma si rende conto che gli uomini non prendono in gran considerazione il suo gesto. L'arma è un vecchio modello, pesante e facile a incepparsi. Il bambino allora decide di tenere per sé l'arma e la nasconde nel sentiero dei nidi di ragno, un luogo magico e segreto che conosce solo lui.

C'è un posto dove i ragni fanno i loro nidi. Solo Pin lo sa. È l'unico in tutta la valle, forse in tutta la zona. Nessun altro ragazzo, a parte Pin, ha mai sentito parlare di ragni che fanno i nidi. Forse un giorno Pin troverà un amico, che lo capisca e che lui possa capire, e allora a lui, e solo a lui, mostrerà il posto dove i ragni hanno le loro tane.

Arrestato e picchiato per il furto dell'arma, Pin conosce in prigione Lupo Rosso, giovane partigiano famoso per le sue imprese. Fugge con lui e si unisce alla brigata partigiana capeggiata dal Dritto. Qui conosce anche Amico, una persona con cui condividere sogni ed esperienze, e Cugino che ha fatto della guerra il suo scopo di vita.

Tuttavia Pin, lavora nella bottega di Pietromagro il ciabattino e fa "pubblicità" alla sorella, non riesce ancora a capire fino in fondo gli eventi che avvengono. Per lui la Storia è un mistero e la guerra un gioco per poter conquistare un posto nel mondo.

Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia.

Questo primo libro di Calvino è molto scorrevole, i dialoghi si alternano a minuziose descrizioni dell'animo umano dei personaggi. Il narratore è esterno e la storia è narrata in terza persona. L'ambientazione è quella di un piccolo paese della Liguria, che richiama Sanremo, città dove crebbe lo scrittore, durante gli anni della Resistenza e dell'occupazione nazista.

È stato coinvolgente leggere il racconto dei fatti e le paure di una guerra visti da un bambino. Pin non può nulla nella dinamica del conflitto eppure è costretto a prendervi parte. Lui non ha legge, non ha una madre, la realtà è una guerra in cui la gente si ammazza e non è colpa sua se il mondo era ostile e non risparmiava nessuno .

È triste essere come lui, un bambino nel mondo dei grandi, sempre un bambino, trattato dai grandi come qualcosa di divertente e di noioso; e non poter usare quelle loro cose misteriose ed eccitanti, armi e donne, non poter mai far parte dei loro giochi.

Ho appreso anche alcuni termini militari e partigiani, ad esempio gap (Gruppi di Azione Partigiana), che indica gli appartenenti a un'organizzazione partigiana, e sten, "l'arma smilza che sembra una stampella rotta".

Nel romanzo i partigiani non sono sempre presentati come degli eroi. Calvino racconta nel romanzo di partigiani che si trovarono a combattere contro i fascisti per semplice casualità o per salvarsi dalla prigione.

Calvino, per rendere il testo più comprensibile, fa un uso frequente delle similitudini e di figure retoriche. Molti personaggi si esprimono in dialetto e Pin adotta il linguaggio dei grandi, proprio per mascherare la sua solitudine e la sua debolezza. Tuttavia non si ha mai il prevalere di una voce ma un coro uniforme e compatto che narra una realtà dove le durezze e i drammi del vivere non vengono nascosti. La condizione umana si manifesta in tutto il suo dolore e non c'è alcuna consolazione, nessuna edulcorazione.

La guerra porta solo violenza e crudeltà, sangue e morte. Calvino la racconta attraverso la mediazione della fiaba che permette all'autore di far intravedere la realtà sotto le spoglie del sogno. Il sesso, la guerra, la morte, l'amicizia, il desiderio, la passione fanno parte della realtà che accompagna la crescita di Pin.

Calvino, ponendo un bambino al centro del racconto, ha lo scopo di alleggerire il discorso. Il tema della Resistenza viene trattato "di scorcio" intrecciato alla storia di Pin che vive in un mondo di adulti che spesso non capisce nella continua ricerca di protezione che alla fine troverà in Cugino. Pin è alla ricerca di sé stesso, affascinato dal mondo degli adulti, ma l'arma è ancora nascosta e "Pin si sente solo e sperduto in quella storia di sangue e corpi nudi che è la vita degli uomini."

"Il sentiero dei nidi di ragno" mescola realismo e fantasia per una lettura che affascina lettori di tutte le età. Ispirata alle vicenda che Calvino ha realmente vissuto nel periodo della Seconda guerra mondiale, la storia rimane ai margini della guerra partigiana ma ne trasmette il suo cuore pulsante in un ritratto crudo e realistico.

Italo Calvino è stato uno dei più importanti scrittori di tutta la letteratura italiana. Il suo impegno culturale, politico e civile, è stato notevole ed è stato terreno fertile per i suoi scritti carichi di innovazione e profonda riflessione. Per le sue opere gli sono stati conferiti numerosi premi letterari ed ancor oggi rappresentano una pietra miliare della letteratura italiana.

giovedì 20 marzo 2025

RECENSIONE | "Il teatro dei delitti" di Marcello Simoni

Vitale Federici e il suo giovane discepolo Bernardo della Vipera, tornano con una nuova indagine nel romanzo "Il teatro dei delitti" (Newton Compton Editori) di Marcello Simoni, amatissimo autore di thriller storici.

Si tratta di un intrigante giallo ambientato in un teatro pieno di segreti. Se volete trascorrere qualche ora in compagnia di una piacevole lettura allora lasciatevi portare per mano da Simoni: è giunta l'ora di alzare il sipario che nasconde la verità.


STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 7
Il teatro dei delitti
Marcello Simoni

Editore: Newton Compton
Pagine: 224
Prezzo: € 9,90
Sinossi

Firenze, Carnevale 1794. Nel Teatro della Pergola è in corso il primo atto del dramma in musica "Le feste d'Iside" quando uno strepito riecheggia tra i palchetti degli spettatori. A urlare è stata la contessina Ludovica di Corvino, persuasa di aver visto una donna che veniva decapitata sotto un'arcata del fondale scenico. Il precettore Vitale Federici e il suo giovane discepolo Bernardo della Vipera, intenti a seguire lo spettacolo dalla balconata del granduca di Toscana, saranno chiamati a indagare sul caso. Ma all'interno di un teatro, realtà e finzione sono destinate a intrecciarsi in un gioco di specchi, dando all'acuto Federici l'impressione di essere entrato lui stesso a far parte di un'enigmatica messa in scena.





Lo sguardo della contessina Ludovica di Corvino, reso tre volte più acuto dalle lenti del cannocchiale, aveva colto un violento palpitare di luci proveniente da un arco situato fra le colonne del tempio dipinto sul fondale. Quindi scrutò con maggior attenzione in quel punto. Fino a quando un grido d'orrore non le straripò dalle labbra, lacerando la sala teatrale.

Firenze, Carnevale 1794. Nel Teatro della Pergola è in corso il primo atto del dramma musicale "Feste d'Iside" quando un grido riecheggia tra i palchetti degli spettatori. A urlare è stata la contessina Ludovica di Corvino, persuasa di aver visto una donna che veniva decapitata sotto un'arcata del fondale scenico. Il precettore Vitale Federici e il suo giovane discepolo Bernardo della Vipera, intenti a seguire lo spettacolo dalla balconata del granduca di Toscana, saranno chiamati a indagare sul caso.

Il personaggio di Vitale Federici richiama alla mente il detective Sherlock Holmes trasportato nel Settecento, per l'arguzia e il formidabile spirito di osservazione, per l'abilità deduttiva, per gli omicidi in serie, per le situazioni potenzialmente pericolose, per i delitti apparentemente senza soluzione.

Con Marcello Simoni si diventa viaggiatori nel tempo in compagnia di personaggi, buoni o cattivi, che non nascondono le loro fragilità, le loro emozioni e le loro speranze. Tutti nascondono dei segreti e hanno desideri inconfessabili. La Storia è già un gran mistero da risolvere e Simoni è bravo ad armonizzare le nozioni storiche con gli elementi narrativi. Nei suoi romanzi c'è sempre la ricerca del colpo di scena, di una narrazione dal ritmo incalzante che spinge il lettore a voltare una pagina dopo l'altra, fino alla fine della storia.

"Il teatro dei delitti" non si sottrae a questo vademecum e trasporta il lettore in un vortice d'avventura creato nel teatro della Pergola che esiste davvero a Firenze. Fondato dall'Accademia degli Immobili nel 1657,  era dotato  dei caratteristici palchetti del teatro all'italiana. Inizialmente riservato alla corte, fu poi aperto al pubblico pagante. Anche "Le feste d'Iside" è un dramma in musica esistito realmente e mandato in scena per la prima volta alla Pergola il 10 febbraio 1794, in occasione del Carnevale. Qui si innesta la fantasia dell'autore che crea personaggi pronti ad affrontare nuovi misteri e intrighi. Il duo investigativo, Vitale Federici e Bernardo della Vipera, è affiatato e quasi infallibile.  

Marcello Simoni, in questo romanzo, costruisce una narrazione ricca di enigmi e colpi di scena, una storia intrigante e dal ritmo avvincente con capitoli brevi e personaggi inventati che interagiscono con quelli realmente vissuti. Anche qui, come in tutti i lavori dell'autore, vi è un minuzioso lavoro di documentazione che permette a Simoni di descrivere le armi da fuoco, i meccanismi del teatro, l'orologeria, che hanno caratterizzato l'epoca in cui è ambientata la storia. Nel complesso posso dire di aver apprezzato questo romanzo breve che ho letto in poche ore.

Marcello Simoni con "Il mercante di libri maledetti", il suo romanzo d'esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60esimo Premio Bancarella. La saga che narra le avventure di Ignazio da Toledo ha consacrato Simoni come autore culto di thriller storici. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller, tra cui la trilogia Codice Millenarius Saga e la Secretum Saga.

"La cattedrale dei morti", "La taverna degli assassini" e "Il teatro dei delitti" sono i primi tre titoli della serie che vede Vitale Federici sempre alle prese con casi complessi in cui si assiste alla metamorfosi del male. Ciao Simoni, ci si rivede tra le pagine del tuo prossimo romanzo!

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