giovedì 26 marzo 2026

RECENSIONE | "Il cerchio dei giorni" di Ken Follett

Nel suo nuovo libro "Il cerchio dei giorni" (Mondadori, traduzione di Annamaria Raffo), il britannico Ken Follett torna indietro nel tempo, fino all'Età della Pietra, per raccontare la costruzione di un gigantesco luogo di culto, Stonehenge. 

Ken Follett, tra archeologia e immaginazione, svela la nascita di uno dei monumenti più misteriosi e affascinanti della storia umana visto che non c'è ancora pieno accordo tra gli storici, sulla sua reale funzione, né sulle modalità della sua costruzione con megaliti davvero giganteschi. Il mistero è quindi parte integrante del fascino del monumento e Follett utilizza questa incertezza storica per rendere ancora più avvincente il suo romanzo. 

Tra mille eventi e una marea di personaggi, lo scrittore gallese ci propone la soluzione fantasiosa di un enigma archeologico coordinando ansie e speranze e desideri. Realizzare un sogno non è mai facile ma, con l'aiuto e il sostegno di tutti, è possibile. Dal Neolitico giunge quindi l'eco di una verità che oggi stentiamo a mettere in atto: cooperare è l'unica via che porta al bene comune. 

L'autore da vita a personaggi carismatici, come Joya e Seft, i protagonisti di questo romanzo composto da una parte basata sui reperti trovati dagli archeologi (frammenti di ossa umane, animali, armi, resti di case) e da una parte, personaggi e dialoghi, basata sull'immaginazione. 

Ci aspetta una lettura appassionante e suggestiva. Quindi, senza indugi, iniziamo il nostro viaggio: Stonehenge, il celebre e mastodontico monumento preistorico nel Wiltshire, Inghilterra, composto da un cerchio di enormi pietre erette tra il 3000 e il 1600 a.C. circa, ci aspetta.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Il cerchio dei giorni
Ken Follett

Editore: Mondadori
Pagine: 704
Prezzo: € 27,00
Sinossi

Il romanzo epico della costruzione di Stonehenge, ancora oggi uno dei più grandi misteri del mondo. Un cavatore di selce con un dono. Una sacerdotessa che crede nell'impossibile. Un monumento che definirà una civiltà. Seft, un giovane e abile cavatore di selce, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per assistere insieme al padre e ai due fratelli ai rituali che segnano l'inizio di un nuovo anno. Il ragazzo trasporta con fatica le pietre che verranno barattate alla Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo, cui partecipano tutte le tribù dei dintorni. Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato, e sogna di cambiare vita. La famiglia di lei vive in prosperità all'interno di una comunità di pastori, e gli offre una via di fuga dal padre violento e dai suoi spietati fratelli. Joia, la sorella di Neen, è una ragazza con grandi doti carismatiche. Da bambina, osservando affascinata la Cerimonia di Mezza Estate, sogna la realizzazione di un nuovo monumento miracoloso, un grande cerchio eretto con le pietre più grandi del mondo. Quando diventerà sacerdotessa avrà come principale alleato Seft che si dedicherà anima e corpo a questo progetto visionario e all'apparenza impossibile. Ma tra le colline e le foreste della Grande Pianura si preannunciano tempi difficili per tutti. Mentre la siccità devasta la terra, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati, e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta...





Seft arrancava attraverso la Grande Pianura portando sulla schiena un cesto di vimini intrecciato con dentro delle selci da barattare. Era in compagnia del padre e dei due fratelli, più grandi di lui. Li odiava tutti e tre.

Intorno al 2500 a.C., in una vasta pianura della Gran Bretagna meridionale vivono diversi gruppi di umani: i pastori, i contadini, i cavatori di selce e la gente del bosco. Ciascun gruppo ha la propria organizzazione sviluppando abitudini diverse. Condividono, però, alcuni territori e risorse. Ciò genera conflitti e a volte cruenti scontri. Tutti però sono uniti da spiritualità antica, onorano il sole come divinità. Il tempo è scandito dalle stagioni, i solstizi e gli equinozi sono momenti di aggregazione ed è stato creato un cerchio rituale. Il cerchio però è fatto di legno e quindi esposto agli agenti atmosferici e agli incendi. Seft, un cavatore di selce, e Joia, sacerdotessa che crede nell'impossibile, sono uniti nel sogno di costruire un monumento ciclopico con le pietre più grandi mai viste. Solo che la pietra, in quella zona, non c'è. Il sogno visionario di Stonehenge ha inizio. 

Seft, un giovane e abile cavatore di selce, dotato di un talento speciale, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per partecipare, insieme al padre-padrone e ai due fratelli spietati, ai rituali che segnano l'inizio di un nuovo anno. Si tratta della Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo. Al rito partecipano tutte le tribù dei dintorni e Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato. Lui sogna la libertà, vorrebbe allontanarsi dalla sua famiglia violenta e cambiare vita. La ragazza vive, con la sua famiglia, nella comunità dei pastori, in cui si scorgono amore e gentilezza. Neen ricambia l'amore di Seft e insieme sperano nella possibilità di un futuro migliore e in una differente visione del mondo. Joia è la sorella di Neen. Ha grandi doti carismatiche e sogna di realizzare un monumento miracoloso: un grande cerchio eretto con pietre enormi che diventerà luogo eterno di preghiera e memoria. Quando Joia diventerà sacerdotessa, condividerà questa sogno con Seft e insieme si dedicheranno anima e corpo a questo progetto all'apparenza impossibile. Tuttavia il fragile equilibrio tra le tribù, la vita è molto dura per tutti, si spezza per vari motivi: la siccità devasta la terra e le persone muoiono di fame, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta. 

Questo libro è sulle persone che hanno costruito Stonehenge, sui metodi di costruzione ideati, su come sia stato possibile spostare le grandi pietre che vengono da una foresta distante trenta chilometri. Niente ruota, né carro, né animali da traino. Sappiamo che avevano corde, il resto è mistero. Come hanno fatto a estrarre, trasportare ed erigere le colossali pietre? L'ipotesi di Follett è naturalmente tutta da dimostrare ma siamo tra le pagine di un romanzo dove tutto è possibile. 

"Il cerchio dei giorni" parla di una grande avventura scaturita da una grande idea e del tempo necessario a realizzarla. Dopo migliaia di anni Stonehenge resiste a testimonianza di una storia fatta di gente comune, che conduce una vita semplice e sicuramente povera, ma che decide di realizzare qualcosa d'impossibile. Realizzare un sogno è un'impresa ardua, gli ostacoli si moltiplicano: convincere i capi tribù; superare le rivalità fra pastori, agricoltori e cacciatori; affrontare carestie e guerre; domare la natura e la diffidenza umana. 

Scritto bene ma dal ritmo lento, "Il cerchio dei giorni" offre una lettura piacevole sia per l'ambientazione preistorica, sia per la suggestione di vedere come sono affrontati i problemi che si presentano. Sogno, genialità e duro lavoro rappresentano i pilastri del successo. Entriamo virtualmente nelle abitazioni e immaginiamo la vita quotidiana del villaggio neolitico vicino a Stonehenge. Tantissimi i personaggi, sembrano moltiplicarsi dopo ogni capitolo, a volte ricordare i loro nomi è stato difficile. Le relazioni tra i personaggi, il loro modo di ragionare ed esprimersi, sembrano un po' forzati. Nello Wiltshire di quattro millenni e mezzo si pensava a questo modo? Tutto ciò, a ben vedere, non è importante perché sappiamo come l'immaginazione dell'autore giochi un ruolo nella stesura del romanzo. 

Fra i personaggi emerge la figura della coraggiosa e visionaria sacerdotessa Joia che spera in un futuro in cui la pace e la collaborazioni tra tribù regnino sovrani. È lei, con il suo carisma naturale, il cuore pulsante del romanzo. Follett affida a una donna il ruolo di forza viva del romanzo, di energia inesauribile, di capacità di convincimento e di organizzazione. La sacerdotessa porta la speranza, ma anche la ribellione, facendosi tramite tra il divino e l'umano. Lei crede nella sua fede, difende le sue scelte, non si arrende e non abbassa mai lo sguardo. 

"Il cerchio dei giorni" è un romanzo in cui s'intrecciano storia, passione e umanità. Non si parla solo di tecniche d'ingegneria ma anche di persone, di comunità, di fede e di amore. L'autore mescola abilmente ricerca storica e pura immaginazione. Parla di un'epoca lontanissima di cui non abbiamo testimonianze se non le ipotesi degli archeologi che si basano sui reperti ritrovati. Attraverso lo studio dei reperti, armi e strumenti, frammenti di ossa umane e animali, si è ricostruita un'idea del tipo che vita che si conduceva nella preistoria. Quindi il romanzo nasce dall'insieme di elementi materiali che sono archeologia e da una parte umana che è narrativa. 

Cosa strana ma interessante ho trovato nel romanzo analogie con il nostro presente. La storia narra di guerre e diffidenze, di siccità e prevaricazioni, di resilienza di fronte a sfide che sembrano insormontabili. Nel romanzo i gruppi, coltivatori, pastori e gli abitanti dei boschi, entrano in conflitto per l'appropriazione di un pezzo di terra e per le sue risorse. In tutte le epoche, deprimente a dirsi, gli esseri umani hanno fatto la guerra! Il lato affascinante è la dimostrazione di come l'uomo sia al centro di ogni progresso con le sue scelte e le sue responsabilità. Nel passato ancestrale come nel presente le persone si preoccupano del benessere della famiglia, delle violenze, delle guerre, di sesso e matrimonio, di epidemie. Corsi e ricorsi storici scriveva il filosofo Giambattista Vico. 

"Il cerchio dei giorni" è racconto potente, una lettura piacevole che offre una visione d'insieme dell'epica impresa umana con un forte coinvolgimento emotivo. Per la prima volta Follett in un suo romanzo racconta anche di un amore saffico, dà lo scettro di protagoniste a donne forti e credibili, non trascura le ansie e le speranze del tempo. Ci sono, nel romanzo, molte scene cruente e momenti di brutalità che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni lettori. Tra le righe scopriamo un monito a tutti noi, gente del presente: la salvezza può arrivare solo cooperando tutti insieme senza individualismi. Facile a dirsi, quasi impossibile da realizzare. Tuttavia se l'umanità vuole continuare a vivere sul pianeta Terra, quel "quasi" deve trasformarsi in certezza. Forse l'esempio di Stonehenge potrebbe indicarci la via. Forse.

giovedì 12 marzo 2026

RECENSIONE | "Mia nonna e il Conte" di Emanuele Trevi

Emanuele Trevi è uno degli scrittori italiani contemporanei più rilevanti. Ha vinto il Premio Strega 2021 con "Due vite" (Neri Pozza) ed è stato finalista al Campiello con "La casa del mago" (Ponte alle Grazie). "Mia nonna e il Conte" è il suo ultimo romanzo (Solferino). 

È un viaggio nel tempo, nelle interminabili estati dell'infanzia e della giovinezza di Trevi, trascorse immerso nei libri, nel giardino della casa di sua nonna Peppinella, in Calabria. Una nonna fiera come una dea arcaica, scrive Trevi, frutto di una schiatta di femmine a dir poco risolute, estremamente suscettibili, abituate a fidarsi solo di se stesse. Peppinella, superati gli ottant'anni, finisce dentro un amore inaspettato, tardivo, con un Conte. Un amore privo di pretese e di ansie, che nasce con un inchino.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Mia nonna e il Conte
Emanuele Trevi

Editore: Solferino
Pagine: 128
Prezzo: € 15,00
Sinossi

«Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un’estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.» È una nonna dai tratti di dea arcaica, Peppinella, la protagonista di questo libro, una perentoria matriarca calabrese che, come una regina, vive riverita da due dame di compagnia – Delia e Carmelina – ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino dominato dall’imponente cibbia, il nipote Emanuele trascorre – immerso nei libri – le interminabili estati dell’infanzia e della giovinezza. Ed è in questo hortus conclusus che un bel giorno Peppinella si vede comparire davanti addirittura un Conte, anch’egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. Passaggio dopo passaggio, tra Peppinella e il Conte fiorisce un affetto inaspettato, tardivo, privo di ansie e pretese, gratuito.





Come certe ragazzine così timide e ritrose da sembrare anonime, che svelano il loro fascino al momento giusto, nel giro di un'estate, a sedici o diciotto anni, iniziando a raggiare alla maniera di astri appena scoperti nella carta del cielo, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta.

Nonna Giuseppina, detta Peppinella, è una donna fiera, circondata dalle sue singolari dame di compagnia, Delia e Carmelina, come una regina, ma che al pari di ogni donna del popolo guarda Beautiful al pomeriggio. Nel suo giardino, un bel giorno, Peppinella vede comparire davanti addirittura un Conte, anch'egli ultraottantenne e studioso della storia borbonica, che le porge un mazzetto di fiori e le chiede il permesso di attraversare la sua proprietà, per accorciare il percorso da casa al paese. 

"Il Conte, che era un vero conte, entrò nella vita di mia nonna con un inchino: così essenziale e impeccabile da fare invidia a un samurai." 

Il Conte è un vecchio gentiluomo aristocratico, un erudito esperto delle vicende familiari e politiche della casata dei Borboni. Tra lui e Peppinella fiorisce un affetto inaspettato. 

Come se fossero rinchiusi in una sfera di cristallo, custodivano un segreto inaccessibile, la formula di un incantesimo di cui entrambi, a loro insaputa, possedevano la metà necessaria a completare l'altra. 

Emanuele scrive di questo incontro, testimone della storia d'amore che entra nella vita della nonna. 

Peppinella è una divinità tirrenica, appartenente al temibile, indomabile, antichissimo, ceppo calabrese: perspicace, volubile, testarda, capace di leggerti un pensiero nella testa prima ancora che tu stesso l'avessi formulato. 

"Mia nonna e il Conte" è un racconto lungo, una storia d'amore e una fiaba, quasi privo di eventi, non ci sono colpi di scena, ma è l'immagine della felicità "dipinta sulla superficie tremolante di una bolla di sapone". 

Nel crepuscolo della vita il tempo passato in compagnia è più dolce, non è più solitudine e non ha l'ombra della morte. La storia d'amore tra due persone anziane diventa un inno alla vita. La nonna e il Conte godono della reciproca compagnia che ferma, seppur per poco, l'inesorabile scorrere del tempo. I loro pomeriggi trascorsi in piacevoli chiacchierate, l'attesa per i loro incontri, sono una ripresa della vita. Luoghi e persone si fondono, la memoria riporta voci e profumi del tempo, tutti i momenti perduti ritornano in superficie. 

In fondo in cosa consistono le nostre storie se non in qualche misera traccia sbiadita nella polvere del tempo, abbandonata alle intemperie, semisepolta dai calcinacci? 

Leggere Trevi è sempre interessante sia per la sua prosa raffinata sia perché si va oltre al racconto di una storia. I suoi romanzi diventano spunti di riflessione sulla memoria, sul trascorrere del tempo, sul passato scrigno dei nostri ricordi più cari. Si percepisce la nostalgia dello scrittore per il passato, per la nonna che descrive come una figura sacra, una Grande Madre. 

"Mia nonna e il Conte" si lascia leggere con estremo piacere, ed è facile affezionarsi ai suoi protagonisti il cui ritratto viene assemblato poco a poco, fino all'ultima pagina. Trevi mescola abilmente racconto e autobiografia, affronta la complessità dei rapporti umani con profonda sensibilità. L'ironia che attraversa il racconto serve a stemperare il percepire del tramonto della vita. Un tramonto fragile ma di toccante bellezza. L'amore rende infinito il tempo, la sua magia risiede nell'autenticità dei sentimenti, nell'incontro di un mondo contadino e di un mondo aristocratico in declino. Lo scrittore è partecipe del passato e diventa memoria nel presente rievocando i personaggi dei suoi ricordi. Si ha una clessidra del tempo che da personale si fa universale, che coniuga realtà, sogno e visione. Il senso di fine, di desolazione, verrà stemperato nel ricordo come nelle ultime righe della favola di Winnie the Pooh, "La strada di Winnie Puh": "Così s'incamminarono. Ma dovunque vadano, e qualunque cosa gli succeda per strada, in quel posto incantato in cima alla Foresta, un bambino e il suo Orso stanno sempre giocando." 

La scrittura ha un grande potere: valica ogni impedimento, trattiene ciò che andrebbe perduto, non conosce confini, passa indenne il vortice del tempo, fa un inchino e se ne va libera per le vie del mondo.

martedì 3 marzo 2026

RECENSIONE | "La vedova" di John Grisham

John Grisham, acclamato maestro del legal thriller, torna in libreria con "La vedova", nella traduzione di Luca Fusari e Sara Prencipe per Mondadori. 

Si tratta di un romanzo che si presenta come un giallo classico ricco di tensione, colpi di scena e inganni. A reggere le fila della narrazione sono un'anziana vedova, un avvocato e un'ingente eredità che daranno vita a un romanzo tra mistero e giustizia morale.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
La vedova
John Grisham

Editore: Mondadori
Pagine: 432
Prezzo: € 24,00
Sinossi

Simon Latch è un piccolo avvocato di provincia alle prese con un lavoro che non lo soddisfa – perlopiù fallimenti, multe e pignoramenti –, un matrimonio finito male, un imminente divorzio e un’attrazione fatale per il gioco d’azzardo. Non se la passa bene neanche economicamente e ha accumulato debiti che fatica a saldare. Le sue giornate scorrono tutte noiosamente uguali finché alla porta bussa Eleanor Barnett, un’anziana vedova di ottantacinque anni che vuole fare testamento. A quanto pare, il marito della signora le ha lasciato una fortuna considerevole di cui nessuno è al corrente. A Simon non sembra vero di trovarsi finalmente di fronte alla cliente più ricca della sua ventennale carriera: già pregusta lauti guadagni e decide di occuparsi del testamento in segreto, senza parlarne neanche alla sua fidata collaboratrice. Riempie la propria assistita di attenzioni e consigli, ma presto inizia a sospettare che la sua storia non corrisponda al vero. Quando Eleanor viene ricoverata per un incidente d’auto, all’improvviso la situazione precipita. Simon si ritrova sotto processo per un crimine che sa di non aver commesso: omicidio. Tutti gli indizi portano a lui e l’unico modo per salvarsi è trovare il vero assassino.





I clienti che si rivolgevano al piccolo studio legale dall'aria antiquata all'angolo tra Main e Maple Street portavano con sé problemi che Simon non sopportava più. Fallimenti, multe per guida in stato di ebbrezza, assegni familiari non pagati, pignoramenti, piccoli incidenti d'auto, scivoloni e cadute sospetti, richieste di invalidità discutibili. Dopo diciotto anni di una simile routine, Simon F. Latch, avvocato e consulente legale, era a pezzi. I problemi degli altri lo stavano sfinendo. 

Simon Latch è un piccolo avvocato di provincia alle prese con un lavoro che non lo soddisfa, un matrimonio finito male, un imminente divorzio e un'attrazione fatale per il gioco d'azzardo. Le sue giornate scorrono tutte noiosamente uguali. Fa fatica ad arrivare alla fine del mese, sommerso dai debiti e dai problemi familiari. Fino al giorno in cui alla sua porta bussa Eleanor "Netty" Barnett, un'anziana vedova di ottantacinque anni che vuol fare testamento. Per Simon è l'occasione di vita: la vedova multimilionaria, senza famiglia né amici, ha ereditato da suo marito una fortuna in azioni della Coca-Cola e di Walmart. Nessuno sa dell'esistenza di questa cospicua ricchezza. Simon inizia a pensare a tutti i modi possibili per ottenere più soldi dalla vedova. L'avvocato non avvisa nessuno, neanche la sua segretaria sa in che avventura si sta imbarcando. Le cose però non vanno nel senso auspicato: la visita di Netty è solo l'inizio di una serie di problemi. Quando la vedova è vittima di un incidente d'auto, Simon viene accusato di omicidio. Il movente è lampante: mettere le mani sulla ricchezza di Netty. Per salvarsi, le prove circostanziali sono contro di lui, dovrà trovare il vero colpevole. 

John Grisham realizza un classico giallo deduttivo dove il mistero si svela gradatamente. L'autore intreccia colpa, verità e diritto, in una struttura rigorosa di indagine poliziesca. 

"La vedova" è un romanzo caratterizzato da intrighi legali, avvocati truffaldini, menzogne e sospetti. 

Il ritmo quieto nella prima parte, si fa serrato nella seconda trascinando i lettori in un dramma giudiziario con scene in tribunale tese e avvincenti. Inizialmente occorre un po' di pazienza per seguire depistaggi e menzogne. Il finale rivela una verità più complessa del previsto e offre, al protagonista, la possibilità del riscatto. 

I personaggi sono ben sviluppati, credibili, vulnerabili e spesso subdoli. 

Anche il protagonista mostra fragilità personali e ambiguità morali. 

Simon, moralmente discutibile, non è infallibile, a volte coraggioso ma sempre in equilibrio tra colpa e redenzione. Si mostra sempre gentile con l'anziana donna anche quando comincia a sospettare di essere stato ingannato. Latch non è un personaggio simpatico ma Grisham lo rende interessante nonostante tutti i suoi difetti. Ciò ci mostra come anche il personaggio moralmente più ambiguo possa crescere e cambiare per sempre. 

Il personaggio di Eleanor, la vecchia signora pignola ed evasiva, è intrigante nel suo modo di fare. Vive modestamente, non si fida completamente di nessuno, nemmeno del suo avvocato. Il declino di Eleanor, fisico e psicologico, la portano a essere sempre più dipendente da Simon. Eppure un alone di segretezza continua a schermare la sua vita. Sembra un enigma vivente. Ci si può fidare di lei? 

"La vedova" è un romanzo dalla doppia anima: legal thriller e giallo. 

La narrazione accattivante rende la lettura piacevole ma lenta all'inizio con Simon che spende soldi che non ha per entrare nelle grazie dell'anziana cliente, che cerca di resistere al gioco d'azzardo e alla sua passione per l'alcol. Ho preferito la seconda parte quando Simon viene arrestato e processato per un crimine che non ha commesso. Si assiste a un effetto domino: l'arresto dell'avvocato ha conseguenze dannose per la sua famiglia costretta a trasferirsi per sfuggire all'assedio della stampa. A volte la conoscenza giuridica non basta e occorre intraprendere vie traverse per arrivare alla verità. Simon abbandonerà i panni da avvocato per indossare quelli da detective, chiederà l'aiuto di hacker informatici e di un vecchio amico dell'FBI. Tutto illegale ma necessario per scoprire il colpevole. 

"La vedova" è un classico dramma giudiziario combinato con un inquietante e inaspettato giallo: avvocati, denaro, allibratori, FBI e tribunali. Una lettura che esplora i limiti del sistema giudiziario, l'avidità, la corruzione. Un mistery in cui si scoprono i difetti e le debolezze umane. In primo piano osserviamo la corruzione economica e il potere che il denaro esercita sugli uomini. Il denaro genera sempre sospetti, mina i rapporti famigliari, induce in tentazione. 

"La vedova" è un giallo classico che propone un mistero costruito passo dopo passo. La tensione cresce quasi impercettibilmente e diventa motore di colpe, errori e rimorsi. Tra le righe è facile individuare una critica sociale che induce a riflessione. 

Grisham è abile nel gestire ambiguità morali, giustizia e ravvedimento. Intreccia con cura indizi e depistaggi trasformando un cliente da sogno in un incubo. La narrazione inaffidabile, sulla ricchezza della vedova e le intenzioni dell'avvocato, tiene i lettori col fiato sospeso. A chi credere? La verità vi sorprenderà e vedrà la luce attraverso molte difficoltà.

giovedì 26 febbraio 2026

RECENSIONE | "La bugia dell'orchidea" di Donato Carrisi

"La bugia dell'orchidea" è in nuovo intrigante romanzo che segna il ritorno in libreria, per Longanesi, di Donato Carrisi, il maestro del thriller italiano. 

Questo libro ha un segreto. Chi l'ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.

Tra le rovine di una famiglia, un uomo e una donna cercano le tracce di un amore, di un delitto e di una felicità perduta. 

Il titolo, "La bugia dell'orchidea", mostra già un primo indizio: un'orchidea che sopravvive grazie a una bugia. La bugia è il cuore pulsante del romanzo che porterà il lettore a riflettere sul ruolo della menzogna, del silenzio e su quanto possa essere ingannevole la percezione nella vita quotidiana e nella famiglia. 

L'orchidea Labia sericea, fiore che forse non esiste, simboleggia le menzogne che noi stessi costruiamo. Tutto è seducente, perturbante, emozionante.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La bugia dell'orchidea
Donato Carrisi

Editore: Longanesi
Pagine: 400
Prezzo: € 23,00
Sinossi

Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno. Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato. C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più. Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto? Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto. Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione. Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte. Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. È l’inizio. Questo libro ha un segreto. Chi l’ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.





Un agricoltore in preda a un raptus, servendosi di un grosso coltello da carne, una notte aveva tagliato la gola a moglie e figli piccoli mentre dormivano. All'alba lo stesso assassino aveva chiamato i carabinieri e si era fatto trovare dai militari disarmato, all'esterno dell'abitazione. Un grande casale rosso.

La trama ruota attorno alla misteriosa scrittrice Victoria Anthon, che indaga su una brutale strage familiare avvenuta dieci anni prima, collegandosi al giornalista Alfredo F. e immergendosi in un labirinto di segreti. Immagina l'alba di un'estate caldissima. Immagina l'aria immobile della campagna, l'odore dei campi, il frinire dei grilli. 

Immagina il buio che arretra all'invasione del giorno. Immagina ora un grande e antico casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra il secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all'improvviso da un urlo disperato. 

C'era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. 

C'era una volta la famiglia perfetta, e ora non c'è più. 

Cos'è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d'agosto? 

Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L'unico sopravvissuto. La verità è davanti agli occhi. C'è una sola spiegazione. Non c'è errore. Le risposte sono tutte lì, nero su bianco. 

Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. 

 È l'inizio. 

 "La bugia dell'orchidea" è un romanzo a scatole cinesi dal ritmo placido, l'azione frenetica è bandita e sostituita dalla tensione mentale che trasforma i ricordi, le paure, i desideri, in ombre spietate che si muovono su un terreno instabile. Qui nascono incertezze e ambiguità, la verità mostra vari volti poiché è intrisa da rivelazioni pronte a ribaltare le conclusioni di ciò che abbiamo appena letto. 

Il lettore deve procedere con attenzione, affrontando il conflitto interiore dei protagonisti con mente aperta pronta ad accogliere segreti di famiglia, memorie frammentate, identità e memorie confuse. Non esistono persone senza segreti. 

La lettura non è mai noia, alterna momenti di apparente quiete a momenti di rivelazioni che destabilizzano e inquietano. Il brivido non nasce dall'azione, la strage è già conclusa fin dalle prime pagine, ma scaturisce dall'incertezza e dalla manipolazione emotiva. Il lettore è chiamato a fare una scelta: fidarsi o dubitare dei protagonisti. Alcuni sono inaffidabili, altri plasmano la realtà in base ai loro desideri, altri ancora sono oppressi dai sensi di colpa. Tutti, però, concorrono a mantenere alta la tensione. Ogni tassello, aggiunto nella risoluzione del caso, nasconde un pericolo che si manifesta in un'atmosfera a tratti opprimente dove cuore e cervello spesso sono schierati in opposte trincee. Le verità riemergono pian piano e scoprire la fonte del male non sarà facile. 

A volte la verità non viene nascosta: viene coltivata, come un'orchidea. Bella da guardare, velenosa da toccare.

Inizialmente il lettore potrebbe rifiutarsi di credere e Carrisi gli offre un ventaglio di verità possibili, plausibili e verosimili. Dubbi e inquietudini si moltiplicano a testimonianza del fatto che la verità non è la fine ma l'inizio. Quando crediamo di aver raggiunto un traguardo, scrive Carrisi, è solo perché è consolatorio. 

Il romanzo è anche un ritratto della società che consuma in fretta ogni evento. Siamo al cospetto di una società inquieta in cui il presunto colpevole, l'indiziato numero uno della strage familiare, subisce due processi: uno giudiziario, l'altro mediatico. Nel primo la sua colpevolezza era ancora da dimostrare, nel secondo era già stato inesorabilmente condannato. La presunzione d'innocenza e il beneficio del dubbio vengono cancellati non da prove certe ma da giudizi e dalla necessità di trovare un colpevole. 

Carrisi è uno dei miei autori preferiti. Amo il suo modo di scrivere, le trame complesse i personaggi dalle mille sfaccettature. Mai nulla è come appare, Carrisi gioca con il lettore esplorando la fragilità delle certezze e ricordando che la verità è sempre soggettiva. Il nuovo romanzo di Carrisi non delude sicuramente. Anzi, questo libro è uno scenario perfetto per riflettere su temi importanti come la famiglia, l'identità e la menzogna. 

Il rancore è un lievito che cresce lentamente, al calore domestico degli affetti.

"La bugia dell'orchidea" è un thriller sperimentale con nuovi linguaggi, nuove strutture e nuove formule. È un'esperienza che coinvolge il lettore in una storia che oltrepassa una soglia senza che ce ne accorgiamo. Non c'è un profiler ma una scrittrice che indaga; non c'è lo studio di uno psicologo ma un casale rosso; non c'è la polizia con un'indagine ufficiale ma un percorso interiore e narrativo; non ci sono risposte certe ma tante domande. L'autore ci indica un portale per accedere a un mistero più profondo. Non lasciatevi ingannare dagli indizi e dai dettagli che si incastrano alla perfezione. Questo romanzo sfida le convenzioni, rendendo la lettura più coinvolgente e riflessiva. I piani di realtà si moltiplicano e ciò coinvolge attivamente il lettore nell'interpretazione degli eventi. Si vive, quindi, un'esperienza di indagine su verità e finzione, su ciò che sappiamo e su ciò che scegliamo di non vedere. Il sapore dell'inganno è ovunque. La lettura si rivela un'esperienza sensoriale. Le domande si accumulano, le risposte si nascondono nel nostro personale modo di percepire la storia. 

È tutto una bugia? Una cosa è sicura: "L'inganno perfetto ha il profumo di un'orchidea, la Labia Sericea, che nessuno ha mai visto, ma esiste semplicemente perché se ne parla!" 

Vi saluto con le parole dell'autore: 

Io non sono uno di quegli scrittori che vi prendono per mano e vi accompagnano pagina per pagina. Io vi conduco sulla soglia di una stanza buia. Vi spingo dentro e richiudo la porta.

L'incantesimo di Carrisi su di me continua e l'attesa ricomincia!

martedì 17 febbraio 2026

RECENSIONE | "Sotto mentite spoglie" di Antonio Manzini

Nel 2013 Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, presentò ai lettori un nuovo personaggio protagonista di una lunga serie molto apprezzata. Si trattava del vicequestore Rocco Schiavone, uomo burbero, spesso scontroso e irascibile, a tratti malinconico e con una spiccata avversione per il Natale ma con tanto talento nel risolvere gli enigmi delle inchieste. Un vicequestore nato e cresciuto a Trastevere, che odia lo sci, le montagne, la neve e il freddo. Per ironia della sorte Schiavone viene trasferito, anzi esiliato, ad Aosta. 

"Sotto mentite spoglie" (Sellerio) segna il ritorno di Rocco Schiavone: uomo affascinante con tutte le sue contraddizioni e debolezze.


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Sotto mentite spoglie
Antonio Manzini

Editore: Sellerio
Pagine: 432
Prezzo: € 17,00
Sinossi

Ad Aosta è quasi Natale. Una stagione difficile, per Rocco Schiavone, e non solo per lui. Un periodo dell’anno che da sempre con le sue usanze svetta nella nota classifica affissa in Questura. Tutto sembra andare male. Ovunque nelle strade si esibiscono cori di dilettanti che cantano in ogni momento della giornata. La città è preda di lucine a intermittenza, della puzza di fritto, dell’agitazione dovuta all’acquisto compulsivo. Lampeggiano vetrine e finestre, auto e antifurti. Di fronte ai negozi, pupazzi di raso e fiamme di stoffa si agitano al soffio dell’aria calda dimenando braccia, teste e lingue. Non c’è da aspettarsi niente di buono. E infatti. Una rapina finisce nel peggiore dei modi possibili, coprendo Rocco di ridicolo, fin sui giornali. Un cadavere senza nome viene ritrovato in un lago, incatenato a 150 chili di pesi. Un chimico di un’azienda farmaceutica sparisce senza lasciare traccia. Rocco non parla più con Marina. E nevica. Eppure qualcosa si muove. Sandra sta meglio, sta per uscire dall’ospedale. Piccoli spiragli, rari sorrisi, la squadra, come la chiama Rocco con un filo di sarcasmo, sembra crescere, i colleghi migliorano, i superiori comprendono. Schiavone a tratti sembra trovare le energie per affrontare gli eventi che si susseguono, le difficoltà che si porta dentro, e poi quello slancio svanisce e ancora si riforma. Il vicequestore entra ed esce dalla sua oscurità, a volte il sole lo aspetta, quasi sempre il cielo è plumbeo, una promessa di neve e di gelo. Passo dopo passo, però, anche se stanco, amareggiato, arrabbiato, Rocco Schiavone continua a guardare il mondo con gli occhi socchiusi, a indignarsi, a tenere insieme il cuore e il cervello, la memoria e il futuro.





Siamo ad Aosta e il Natale si avvicina. In città impazzano i preparativi e Rocco Schiavone non nasconde i suoi pensieri sulle tradizioni e sui canti natalizi: 

Ad Aosta proprio sotto le festività era esplosa l'ennesima moda importata e di cui, secondo il vicequestore Schiavone, si poteva in tutta tranquillità fare a meno: i canti natalizi eseguiti da cori eterogenei di anziani sgretolati, bambini, adolescenti brufolosi, donne dimenticate dal tempo, uomini senza più scopi, tutti armati di candele e di una campanella per avvertire l'inizio del solenne concerto.

Schiavone, sempre più ombroso e malinconico, ha da ridire su tutto, sull'usanza del cenone, sullo scambio degli auguri e dei regali. 

Nella personale "scala delle rotture", il Natale si colloca all'ottavo livello e il vicequestore lo ignora mentre dedica tutta la sua attenzione a una "rottura" di livello nove e mezzo. Si tratta di una rapina in banca che avviene proprio poco prima delle feste. La rapina si rivelerà ben presto uno specchietto per le allodole e Schiavone dovrà indagare anche su un cadavere ritrovato sul fondo di un laghetto di montagna e sulla sparizione di un chimico impegnato in un importante progetto. Le indagini non sono per nulla facili: Big Pharma, affari, grande criminalità e tutte le connessioni imprevedibili su cui il vicequestore sarà costretto a indagare con gli uomini della sua squadra. Per me, che ho letto alcuni romanzi della serie, è stato un piacere ritrovare la commissaria della scientifica Michela Gambino, l'amico anatomopatologo Alberto Fumagalli, lo svagato Deruta, il riservato Casella, l'imbranato D'Intino e l'unico affidabile, il vicequestore Scipioni. 

Una squadra? Andiamo, dottor Baldi! Ho quattro gatti. Quattro gatti proprio, di cui uno è poco più di una forma antropomorfa, un altro a volte ci azzecca e a volte pare un deficiente, un terzo di buon comando ma di bassissima manovalanza, avrei un solo uomo, il viceispettore Scipioni. 

Un aiuto viene dato a Schiavone anche dagli amici di Roma, Brizio e Furio. 

Brizio alzò la testa per guardare le montagne. 

"Però che bello, c'è un sacco di neve!" osservò. "Me mette allegria". 

"te mette allegria perché fra du' giorni te ne vai" gli disse Rocco. 

In campo sentimentale per Schiavone è forte il rimpianto di un amore possibile, una storia che avrebbe potuto essere e che invece è solo una voce da aggiungere alla lista dei rimorsi. Lui continua a soffrire per il vuoto insostenibile del fantasma della moglie Marina che non si fa più vedere e non gli parla più. Eppure il Natale ha in serbo per il nostro protagonista un dono che proverà a riscaldare il suo cuore. 

Giusto per rimanere sempre aggiornati è opportuno ricordare che Schiavone colloca "i regali di Natale" al nono livello nella classifica delle "rotture" a pari merito con i fuochi d'artificio di Capodanno. 

Manzini rivela alcuni episodi sulla vita del vicequestore. Con un triplo salto carpiato all'indietro vedremo Rocco alle prese con i temi a scuola, con la passione per il fumetto "Beetle Bailey" e con un piccolo crimine. Scopriremo anche il ricordo del professor Cantone che alle superiori soleva ripetere ai suoi studenti che dovevano costruirselo da soli il loro pensiero interpretando la realtà. 

Bisogna sempre dubitare, non bisogna mai dare nulla per scontato, soprattutto le Verità assolute, quelle religiose e quelle politiche, perché le hanno fatte gli uomini e gli uomini sbagliano. 

Memore di queste parole, Schiavone saprà portare a termine le indagini superando porte blindate, decifrando formule occulte e svelando identità nascoste. 

Sicuramente Rocco Schiavone è un personaggio fuori dagli schemi, pronto a trasgressioni al limite del lecito ma con un senso di giustizia tutto suo e un cuore tenero nascosto da strati di oscurità. L'amara ironia del vicequestore nasconde la sua tenerezza, l'incapacità di amare perché il suo amore è per chi adesso è solo il fantasma di un rimorso. Tuttavia Rocco Schiavone evolve e cambia nel tempo, anche se le ombre del passato lo inseguono minacciose. Non cambia, invece, la sua cinica visione su verità, degrado umano e giustizia. 

"Sotto mentite spoglie" è un giallo dai mille ingranaggi, dalle molteplici storie intrecciate, dai disagi esistenziali, dalla denuncia sociale e da profondi sentimenti. Il tutto è narrato con umorismo ironico che intreccia indagini complesse a riflessioni sulla solitudine, al dolore e alla morale. La trama è ben costruita, la lettura è scorrevole e piacevole, la complessità dell'animo umano e le sue zone in ombra sono il cuore pulsante del romanzo. I personaggi sono ben delineati, crescono ed evolvono, sono diventati, anche per me, una grande famiglia. Rocco è un amico di vecchia data, con i suoi rari momenti di slancio e i suoi tanti momenti di sconforto. Eppure la sua personale ricerca di verità non si arena mai. Lui ha amato ma è convinto di non poter più amare. Lui è stato felice ma ora vive con la certezza che non saprà mai più cos'è la felicità. 

Per concludere in bellezza ecco arrivare, sul finire di questo romanzo, un nuovo personaggio che innesca un meccanismo a orologeria che ci proietta nella prossima storia e io non vedo l'ora di fare ufficialmente la sua conoscenza. Riuscirà il vicequestore Rocco Schiavone a ritrovare la luce in fondo al tunnel o resterà un antieroe burbero e malinconico? Io tifo per l'antieroe!

lunedì 9 febbraio 2026

RECENSIONE | "Le amiche di sempre" di Sue Hincenbergs

"Le amiche di sempre" di Sue Hincenbergs, Edizioni Piemme, è una tragicommedia su quattro amiche sessantenni che pianificano di uccidere i loro mariti per intascare le loro polizze vita milionarie. La storia mescola il drammatico e il divertente, spesso affrontando tematiche profonde con un approccio ironico e leggero.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 7
Le amiche di sempre
Sue Hincenbergs

Editore: Piemme
Pagine: 416
Prezzo: € 19,90
Sinossi

Dopo trent'anni di amicizia, Pam sogna di godersi la pensione insieme a Nancy, Shalisa e Marlene, le amiche di sempre. Ma quando i loro mariti mettono insieme i risparmi di una vita per investirli in un fondo che si rivela fallimentare, all'improvviso i piani per il futuro iniziano a sembrare grigi... proprio come i loro matrimoni. La scoperta delle polizze vita a sette cifre dei mariti, però, riaccende le loro speranze. Le amiche hanno in mente un piano, e per attuarlo avranno bisogno di un sicario. Nel frattempo, anche i mariti hanno un progetto segreto per la pensione, ma quando le cose iniziano a precipitare, si rendono conto che potrebbero non farcela a battere le loro compagne. Una divertentissima storia di amicizia, matrimoni fin troppo lunghi e idee diaboliche, che cattura dalla prima risata all'ultimo colpo di scena.





Si torna sempre allo stesso punto. I nostri fottuti mariti. I nostri fottuti mariti che hanno perso tutti i nostri soldi e rovinato le nostre vite. Io ho sessantatrè anni. Non dovrei trovarmi in una situazione di merda come questa.

Dopo trent'anni di amicizia, Pam sogna di godersi la pensione insieme a Nancy, Shalisa e Marlene, le migliori amiche di sempre. Ma quando i loro mariti mettono insieme i risparmi di una vita per investirli in un fondo che poi si rivela fallimentare, all'improvviso i piani per il futuro iniziano a sembrare grigi... proprio come i loro matrimoni. La scoperta delle polizze vita a sette cifre dei mariti, però, riaccende le loro speranze e un nuovo sogno prende vita. Le amiche hanno in mente un piano, e per attuarlo avranno bisogno di un sicario. Nel frattempo, anche i mariti hanno un progetto segreto per la pensione, ma quando le cose iniziano a precipitare, si rendono conto che potrebbero non farcela a battere le loro compagne. 

"Le amiche di sempre" è un romanzo che si legge con il sorriso sulle labbra ma lascia un retrogusto amaro riflettendo sui rapporti d'amore e d'amicizia. Siamo al cospetto di una commedia degli equivoci che indaga lo stato di salute di matrimoni fin troppo lunghi e vede il nascere di idee diaboliche per riprendere in mano la propria vita. Si procede speditamente con la lettura solcando mari di equivoci, incomprensioni e voglia di cambiamento. La rotta tracciata incrocia temi importanti come l'amore di lunga durata, l'amicizia, la mezza età e il rispetto. 

I personaggi, impegnati in questa storia ad alto rischio, sono legati da una profonda amicizia: 

Hank, marito di Pam, è responsabile del locale Casinò; 

Dave, addetto alle slot machines dello stesso Casinò, è il marito di Marlene; 

Larry, dirigente bancario, è sposato con Nancy; 

Andre, proprietario di un servizio di corrieri, è il marito di Shalima. 

Alla morte di Dave, le amiche fanno una sorprendente scoperta: i loro mariti hanno taciuto la verità sostituendola con una bugia. Inizia così un effetto domino che coinvolgerà tutti tra malintesi, ripensamenti (pochi) e decisioni tragicomiche (molte). 

Le amiche, con i rispettivi mariti, sono donne desiderose di vivere ancora appieno le loro vite. La pensione è più un miraggio che una certezza. Spesso si lasciano andare a cari ricordi, ripercorrono le scelte del passato sempre fatte con amore e fiducia. Poi l'amore cambia con il passare del tempo, l'emozione e le farfalle nello stomaco dei primi anni diventano un lontano ricordo. I rapporti di coppia diventano un percorso che richiede comprensione, dedizione e la capacità di adattarsi alle mutevoli condizioni della vita. I nostri complicati, fragili e un po' folli protagonisti del romanzo, sapranno ritrovare la retta via? 

Per complicare ancora di più gli eventi, c'è Hector, un barbiere di El Salvador noto per "fare ciò che va fatto" e che si rivela un sicario-filosofo. La donna che ha conquistato il suo cuore è Brenda. Hector vigila con amore sulla vita della moglie, elimina dalla sua strada tutti i sassolini che potrebbero crearle dei problemi. Il suo mantra è "Moglie felice, vita felice". 

Conosceremo poi Padma, la giovane direttrice del Casinò, tartassata da una madre potente in odore di malavita e da una sensale di matrimoni. Lei vive in perenne equilibrio sul tacco 12 ed è "Una persona sostanzialmente buona abituata a fare cose cattive". I personaggi sono moralmente ambigui, alcuni sono odiosi, altri, come l'adorabile cane Elmer, sono adorabili. C'è anche un gruppo di gangster di Mumbai pronti a dar voce alle loro pistole. Tutti insieme tessono una moderna ragnatela dark. 

L'autrice non copre le tracce di nessuno, noi lettori sappiamo esattamente ciò che succede. Si gioca a carte scoperte tra dure verità e improbabili decisioni. Sorridendo si scopre il vaso di Pandora delle relazioni sia quelle tra i coniugi, sia quelle con i loro amici. 

"Le amiche di sempre" è un romanzo irresistibile, poco probabile ma divertente in cui ogni tessera del puzzle trova il suo posto. É un mix di emozioni e sorrisi, di cuore e umorismo, di riflessione e speranza. Il finale prevedibile non toglie nulla al romanzo anzi è perfettamente in linea con la storia che scorre, dopo un placido inizio, come un fiume che corre impetuoso verso la cascata. Tenetevi forte e buon divertimento!  

lunedì 26 gennaio 2026

RECENSIONE | "L'ultimo segreto" di Dan Brown

Dopo otto anni da "Origin", Dan Brown torna in libreria con "L'ultimo segreto" pubblicato in Italia da Rizzoli. 

Il romanzo riporta in azione uno dei personaggi più iconici della narrativa contemporanea: Robert Langdon, esperto di simbolismo e docente di iconologia religiosa all'Università di Harvard. 

Semplificando al massimo, posso affermare che "L'ultimo segreto" si basa su tre pilastri: la noetica, il Golem e la città-labirinto di Praga. Il libro propone un'avventura mozzafiato ricca di misteri, simboli nascosti, arte, scienza e colpi di scena nello stile inconfondibile di Dan Brown.


STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 8
L'ultimo segreto
Dan Brown

Editore: Rizzoli
Pagine: 800
Prezzo: € 27,00
Sinossi

Robert Langdon è a Praga insieme a Katherine Solomon, con cui ha da poco avviato una relazione. Un viaggio di piacere in veste di accompagnatore dell’esperta di noetica, invitata a una conferenza in città per esporre le sue innovative teorie sulla mente. All’improvviso, gli eventi prendono una piega inquietante: la mattina del quarto giorno Katherine sembra sparire senza lasciare tracce e Robert assiste, sul ponte Carlo, a una scena che sfida la razionalità e di fronte alla quale reagisce d’istinto, finendo nel mirino dei servizi di sicurezza cechi. Intanto, a New York, una misteriosa organizzazione mette in campo risorse all’avanguardia per distruggere il manoscritto che Katherine ha consegnato al suo editore e che raccoglie le sue rivoluzionarie ricerche. Ma come mai quello che dovrebbe essere un saggio teorico attira così tanto interesse? In poco più di ventiquattr’ore, Langdon dovrà dimostrarsi in grado di ritrovare Katherine, seminare le forze dell’ordine della città e quelle dell’ambasciata americana e oltrepassare le porte di un laboratorio segreto in cui vengono condotti esperimenti indicibili. La posta in gioco è altissima: una nuova concezione della mente, una visione che può regalare un futuro diverso all’umanità ma che potrebbe, anche, diventare un’arma dall’impatto devastante.





La Noetica è lo studio della coscienza umana. Fin dagli albori della civiltà, l'uomo ha cercato di dare risposte ai misteri della propria mente, quali la natura della coscienza e dell'anima. Per secoli ha affrontato questi temi soprattutto attraverso la lente della religione. 

Mentre si trova a Praga per accompagnare Katherine Solomon, studiosa di scienze noetiche e sua compagna, Robert Langdon si ritrova all'improvviso a vivere un terribile incubo: Katherine è scomparsa dalla camera d'albergo senza lasciare traccia. E non si tratta di un banale rapimento: forze occulte, attive dall'alba della storia, sono responsabili della scomparsa. Langdon inizia la sua personale indagine tra antichi castelli, cattedrali e labirinti sotterranei. Il lato oscuro della città sembra fagocitare il professore deciso a svelare segreti rimasti celati per secoli. Langdon dovrà affrontare una temibile sfida per salvare non solo la propria vita e quella di Katherine, ma il destino dell'umanità intera. 

"L'ultimo segreto" è il sesto capitolo della serie che narra le avventure dell'affascinante Robert Langdon. Il romanzo presenta una trama complessa, un ritmo serrato e un mix di elementi tradizionali e innovativi nella narrativa dell'autore. Gli elementi che hanno attirato la mia attenzione sono i misteri storici da risolvere, la presenza di simbolismi da decifrare, i personaggi carismatici e la tensione sempre crescente. Il tutto è intrecciato con elementi artistici, storici e religiosi, che tanto fascino esercitano su noi lettori. 

Gli argomenti trattati sono molto interessanti a partire dai temi oggetto di discussioni nella conferenza rivoluzionaria tenuta da Katherine Solomon. La studiosa sta per pubblicare un libro che contiene scoperte sorprendenti sulla natura della coscienza umana e minaccia di sconvolgere secoli di credenze consolidate. 

I noetici ritenevano che la coscienza non fosse il risultato dell'attività cerebrale, ma piuttosto un aspetto fondamentale dell'universo come lo spazio, il tempo o l'energia. E che non fosse nemmeno localizzata all'interno del corpo. 

A rendere gli eventi ancora più affascinanti è un'antica leggenda di Praga: l'esistenza di un guardiano mistico, "un protettore costretto dentro un involucro fisico, chiamato a sacrificarsi per farsi carico delle sofferenze altrui." 

L'arte magica della Cabala fa capolino fra le pagine del romanzo con una figura mitica, il Golem. 

I miti si intrecciano alle paure della nostra società e mostrano come il nostro presente non sia proprio un inno alla libertà. Le città sono controllate dalle telecamere di sicurezza, le verità sono abilmente manipolate, l'identità può essere mutabile e mai certa. 

Dan Brown narra la grande avventura della conoscenza di se stessi. Lo fa in una città sospesa, Praga, tra splendide architetture e pericoli che incombono. Ci porta in un territorio inesplorato dove albergano le nostre paure e le nostre ossessioni. Il grande mistero della mente umana, la classificazione dei dati e il controllo del reale, sono il frutto proibito della scienza futuristica. 

"L'ultimo segreto" è un thriller ad alta tensione che vede i protagonisti confrontarsi con i lati oscuri della scienza. La scrittura è chiara e diretta, eliminando ogni elemento superfluo per far emergere le cose essenziali, l'autore realizza una storia che funziona bene fin dal principio. La natura umana non offre il meglio di sé. La posta in gioco è altissima: una nuova concezione della mente, una visione che può regalare un futuro diverso all'umanità ma che potrebbe, anche, diventare un'arma dall'impatto devastante. La coscienza è manipolabile? 

Libro impegnativo ma scorrevole e piacevole soprattutto per chi ama le descrizioni scientifiche, l'avventura, l'intrattenimento e la speculazione filosofica. La coscienza umana è un tema su cui fermarsi a riflettere: esiste qualcosa dopo la morte? La conoscenza si basa solo sui cinque sensi o c'è altro? 

Non troverete sicuramente tutte le risposte ma assisterete a un confronto tra fede e scienza, spiritualità e razionalità, vita e morte. Nella zona grigia della nostra morale troveremo mille domande su giusto e sbagliato, sulla coscienza e sull'aldilà. All'immaginazione di noi lettori il compito di ipotizzare le risposte alle grandi domande. L'immaginazione sarà la nostra arma vincente per accettare l'idea di un "oltre" che fa capolino. La nostra realtà cela misteri troppo grandi e orribili anche per un mito come il professor Robert Langdon.