giovedì 21 maggio 2026

RCENSIONE | "La strada" di Cormac McCarthy

"La strada", Einaudi, di Cormac McCarthy, vincitore del premio Pulitzer 200sette, è un romanzo post apocalittico dello scrittore statunitense Cormac McCarthy.


STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 8
La strada
Cormac McCarthy

Editore: Einaudi
Pagine: 220
Prezzo: € 13,00
Sinossi

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...





Ce la caveremo, vero papà? 

Sì. Ce la caveremo. 

E non succederà niente di male. 

Esatto. 

Perché noi portiamo il fuoco. 

Sì. Perché noi portiamo il fuoco. 

Un uomo e un bambino, entrambi senza nome, viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. In un'America sopravvissuta a una catastrofe, forse una guerra nucleare o l'impatto di un meteorite, che ha spazzato via ogni essere vivente tranne gli uomini, vaste aree del continente sono bruciate e si è innalzata una cortina di polveri e cenere attorno al pianeta. Le giornate dei due protagonisti, padre e figlio, sono caratterizzate da una continua lotta per procurarsi il cibo, per ripararsi dalle rigidità del clima, nel continuo terrore di imbattersi in altri loro simili divenuti pericolosi. Infatti si racconta di come un gruppo di uomini tenga chiuso in uno scantinato altre persone per potersene nutrire. 

Papà, noi non mangeremmo mai nessuno, vero? 

No. Certo che no. 

Neanche se stessimo morendo di fame? 

Stiamo già morendo di fame. 

Hai detto che non era così. 

Ho detto che non stavamo morendo. Non che non stavamo morendo di fame. 

Ma comunque noi non mangeremmo le persone. 

No. Non le mangeremmo. 

Per niente al mondo. 

No. Per niente al mondo. 

Perché noi siamo i buoni. 

Sì. 

E portiamo il fuoco. 

E portiamo il fuoco. Sì. 

Ok. 

Padre e figlio trascinano con sé sulla strada un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola, nella quale sono rimasti solo due colpi, con cui difendersi dalle bande di disperati e predoni assassini, regrediti al cannibalismo, che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il loro bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore. Mentre percorrono la lunga e difficile strada verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Una vita precedente piena di colori e musica, della dolcezza di sua madre, inghiottita dalla notte e dalla paura di sopravvivere. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare, una distesa d'acqua grigia, senza più l'odore salmastro. La temperatura non è più mite e i insieme continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile. 

Ho letto questo libro con vivo interesse e una notevole partecipazione emotiva. Le parole hanno dato vita, davanti ai miei occhi, a vivide immagini che raccontano una metafora di vita: c'è una partenza e una meta, un viaggio dal percorso a tratti tortuoso, con sfide da superare e scelte da fare. Ciò porta a riflettere sull'amore incondizionato, sulla sopravvivenza e sulla speranza. Sinceramente sono stata colpita dal rapporto tra il padre e il figlio. Ogni parola e gesto reciproco sono struggente testimonianza dell'amore che li lega. Insieme attraversano l'orrore di una realtà disumana senza più pietà per nessuno. Il padre non può evitare al figlio paura e terrore, ma cerca di proteggerlo con un amore che si manifesta anche nell'accudimento giornaliero, nel dialogo, nella memoria. Quell'amore diventa simbolo e luce di umanità, c'è sicuramente disperazione ma una flebile luce di speranza rischiara il buio che avvolge il mondo. 

Nella seconda parte del libro, a riscaldare il mio cuore, emerge il comportamento sempre altruista e l'innocenza del bambino. Nonostante l'ambiente ostile e i pericoli, il piccolo conserva sempre un filo di speranza circa il destino che li attende. È caritatevole verso gli altri e spesso discute con il padre, costretto a scelte crudeli, su cosa sia bene e cosa sia male. 

"La strada" è un romanzo duro, violento e spietato, eppur profondamente umano. La storia è ridotta all'essenziale ma riesce a tener desto l'interesse di chi legge. Corman McCarhy utilizza una prosa lenta intrisa d'angoscia per guidarci attraverso le rovine di un mondo svuotato e inutile. È una totale immersione in scenari sconvolgenti che ci fanno riflettere e apprezzare ciò che oggi ancora abbiamo. 

"La strada" è anche uno struggente racconto di formazione. Il bambino, nato a catastrofe già avvenuta, non ha mai conosciuto la civiltà, invece il padre ha vissuto il mondo precedente al disastro e ora ha come unico obiettivo la protezione del figlio, mettendolo in guardia da tutti i pericoli. Un'educazione fatta di fame, freddo, stanchezza, dolore e morte. Un'esortazione, quasi una preghiera, a cosa fare se le cose si mettono male. 

Fai come ti ho fatto vedere. La metti in bocca e punti verso l'alto. Poi tiri il grilletto. 

Dopo aver letto il libro, che sicuramente non dimenticherò mai, ho visto il film, tratto dal romanzo, intitolato "The Road". Nel film fedele al romanzo, tutto sembra reale, ogni giorno in più è una conquista e ogni incontro un possibile incubo. I "cattivi" sempre pronti a mangiarsi i deboli. C'è fame ovunque. C'è morte ovunque. 

"La strada" è un monito per il domani, un esempio di come proteggere i figli, di come mantenere la propria umanità e moralità, rappresentate dal "fuoco" interiore, tra pericoli e predoni. È un romanzo che scalfisce la nostra pelle, penetra nelle profondità del nostro io e ci grida di stare attenti. 

Guardiani del nostro presente, custodiamo la nostra umanità perché insieme siamo portatori del "fuoco". Vigiliamo, dunque, sul nostro cammino verso il futuro. L'ignoto ci aspetta.

mercoledì 13 maggio 2026

RECENSIONE | "L'uomo di Londra" di Georges Simenon

Composto nel 1933 a Marsilly, dove Simenon aveva acquistato una residenza di campagna chiamata La Richardière, "L'uomo di Londra" apparve presso Fayard l'anno successivo e ha conosciuto diversi adattamenti cinematografici. 

In Italia Adelphi continua a pubblicare i romanzi di Simenon e ha in catalogo un numero elevato di titoli che abbracciano l'intera produzione dell'autore belga. 

"L'uomo di Londra", nella traduzione di Giorgio Pinotti, è stato pubblicato da Adelphi nel 1999.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
L'uomo di Londra
Georges Simenon

Editore: Adelphi
Pagine: 144
Prezzo: € 12,00
Sinossi

La cabina di vetro di Louis Maloin - ferroviere addetto agli scambi - è l'occhio col quale, notte dopo notte, egli scruta ossessivamente la città e il porto, mettendo a fuoco dettagli minimi, impercettibili. Come l'uomo con l'impermeabile grigio e la sigaretta tra le labbra in attesa sulla banchina. E l'ombra che, dal traghetto, gli lancia una valigetta. Dettagli minimi e fatali: perché l'uomo in grigio sta per uccidere, freddamente, brutalmente, il suo compagno.





Sul momento ci sembrano ore come tutte le altre. Solo in seguito ci rendiamo conto che erano eccezionali, e allora cerchiamo disperatamente di ricostruirne il filo smarrito, di ripercorrere in sequenza ogni singolo minuto.

Maloin, uomo schivo e taciturno, addetto agli scambi in una piccola stazione ferroviaria di un porto, è testimone di un omicidio. Una notte Maloin vede un uomo vestito di grigio che attende fumando sulla banchina. Un'altra figura giunge col traghetto proveniente da Londra e prima di scendere dall'imbarcazione lancia una valigetta all'uomo in grigio. Poco dopo nasce una colluttazione, l'uomo di Londra uccide freddamente e brutalmente l'uomo in grigio. Durante la colluttazione la valigetta cade in mare e l'assassino fugge. Sarà Maloin a recuperare la misteriosa valigetta e ad aprirla scoprendo ciò che contiene. 

È l'inizio di una caccia febbrile e segreta. Maloin e l'uomo di Londra, si cercano, si spiano e Maloin sceglie per sé un destino diverso e una nuova dignità. Da testimone di un crimine, il ferroviere si trasforma in complice e protagonista. Da quel giorno la sua vita non sarà più la stessa. 

Ormai lo sapete, per me leggere Simenon è scoprire, ogni volta, una narrazione semplice ma universale che rispecchia il tumulto interiore dei protagonisti ed esplora la tentazione, la colpa e la povertà, temi tipici della narrativa di Simenon. Le illusioni e le tentazioni sono dietro l'angolo, nascoste eppur presenti. 

"L'uomo di Londra" è una storia malinconica e crudele, un viaggio nella coscienza di un uomo umile e mediocre. Un uomo piegato dai sensi di colpa, intrappolato in un'abitudinaria e monotona quotidianità, che non riesce a soddisfare in pieno le esigenze della famiglia e si sente soffocare dal senso di inferiorità che lo tormenta. La storia ha un ritmo lento, una scrittura elegante e l'atmosfera cupa che si respira in questo romanzo pare avvolgere gli eventi e sottolinea come un evento imprevisto possa sconvolgere gli equilibri di un uomo. Nelle opere di Simenon si può sempre constatare come un piccolo o grande evento porti al frantumarsi di tutte le certezze del protagonista. Un'altra caratteristica dei suoi scritti è il ruolo secondario della trama poliziesca che lascia il primo piano al dramma personale di uomini segnati dalla vita. Nessuno può essere certo del proprio agire in determinate situazioni e Simenon lo ricorda attraverso l'agire di Maloin che scopre un altro se stesso fatto di impulsi e sensazioni contrastanti. Il protagonista con timore si guarda allo specchio e vede una possibilità di cambiamento, l'amore cede al male e la tragedia trionfa. 

"L'uomo di Londra" è un romanzo in bianco e nero che esprime un sentimento tormentato. Il protagonista è costretto a chiedersi cosa separi il bene dal male e quale sia il confine tra innocenza e complicità. Il romanzo si svolge in gran parte nella mente di Maloin e lui oltrepassa quel confine. Tuttavia il suo sforzo di ribellarsi alle sconfitte inferte dalla vita è inutile. Il suo destino è di soccombere e nei romanzi dello scrittore belga il destino si fa certezza. 

Un bel romanzo di Simenon che consiglio vivamente.